La Nuova Sardegna

«La bellezza, mistero tra la vita e la morte»

di Roberta Sanna
«La bellezza, mistero tra la vita e la morte»

Intervista con Pippo Delbono, in Sardegna con “Orchidee”

4 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. «Non si va a teatro per essere tranquillizzati, bisogna uscire confusi, almeno toccati. E “Orchidee” è così, perché in fondo a me quello che interessa è parlare dell’amore». Protagonista da questa sera al Massimo (alle 20.30 sino a sabato, e domenica alle 19, per la stagione Cedac), sarà Pippo Delbono – attore, autore, regista, performer e film-maker di fama internazionale, apprezzato in Europa e nel mondo. Arriva infatti in Sardegna subito dopo Parigi, dove al teatro Bouffes du Nord ha portato il progetto “Adesso voglio musica e basta”. Sono tre concerti, “Amore e carne” col violinista Balanescu, l’altro con Petra Magoni sul viaggio di Edipo, il terzo è “La Notte”, l’ultimo suo lavoro, tratto da “La notte prima della foresta” di Koltès. «È un adattamento, un Koltès/Del Bono, insomma. Sono molto amico del fratello e mi ha detto che potevo fare quello che volevo. In Francia ho avuto paura, perché là è un autore mito. Il risultato è stato sorprendente, mamma mia, tanta gente, è stato proprio…».

Resta quasi senza parole l’attore e regista raccontando la soddisfazione del successo. «Ma ora sono qua – prosegue – a dire di “Orchidee”, spettacolo che ha fatto già un bel cammino, sia in Italia che in Europa. Ha come partenza il rapporto con la madre e con la sua morte. Ma da lì è un viaggio attraverso un linguaggio multiplo, testi, poesia, musica, e molto cinema, girato da me. È un modo di parlare di questo tempo, un tempo difficile da fermare. E da capire. Anche perciò ho scelto per il titolo l’orchidea, fiore bello e brutto, difficile capire quando è vero e quando falso. E ha tante simbologie, tanti significati… mi sembrava giusto perché ha insieme la bellezza e la falsità».

Insieme con Delbono ci sarà la sua compagnia formata da Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella. «Il nostro è uno spettacolo – spiega Delbono – che fa una riflessione sulla crisi del teatro, mia ma anche in generale. Mi sono ritrovato con i grandi testi teatrali, non direi stralci ma essenze. Per esempio “Romeo e Giulietta” diventa un canto d’amore e di morte, “Il giardino dei ciliegi” esprime sempre la paura della morte, oppure sono Danton quando dice “cambiare è conoscere se stessi”. Poi si viaggia nel tempo, nel passato e si arriva a Mascagni, a Nerone, al nostro Paese, e al tempo dell’utopia che non c’è più, andando avanti e indietro nel tempo. Ma esco dalla narrazione storica e dai personaggi, per trasformarli in racconti poetici, spostati dal loro contesto. Prendo le parole sia di Romeo e Giulietta e le cito, ho sempre i fogli in mano anche se ovviamente li conosco a memoria. Ma il foglio mi fa mettere quella giusta distanza. Non sono io il personaggio, io cito Shakespeare, Cechov e gli altri. E prendendo a prestito le loro parole, diventano anche un po’ le mie, diventa come un canto. Devo dire che sono molto fiero che a Parigi nel fare Koltès sono stato paragonato a Janis Joplin quando cantava “Summertime” . In fondo il teatro è un incontro tra vivi e morti, è un ponte col passato. E brechtianamente io, sempre in scena, faccio da ponte tra la gente e ciò che succede, insieme si fa un lavoro empirico e sognante, tra i personaggi e le figure. Ma sempre tornando al qui ed ora, dettato dal mio stare lì in mezzo alla gente, anche seduto fra il pubblico».

Nello spettacolo che arriva in Sardegna c’è anche una forte impronta autobiografica, data dal grande vuoto lasciato dalla morte della madre. Una madre che dopo i conflitti, le separazioni, aveva rincontrato per ridiventare amici. «L’autobiografia per me è l’unico modo per non diventare ideologico, altrimenti si fanno grandi giudizi sul mondo. Invece preferisco sostenere un pensiero ma anche il suo doppio, insomma. Qui l’autobiografia diventa il mio rapporto con la madre, e col teatro, che non riproduce più il nostro tempo. Questo spettacolo nasce sia dalla mia e dalla nostra sofferenza, ma anche dal crederci. Il teatro è forse ancora l’unico luogo dove ancora ci si incontra davvero».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative