A Sassari i London Brass seducono il Comunale
SASSARI. Grande successo al Comunale per il quinto concerto della stagione dei Grandi interpreti della musica, organizzata dalla Cooperativa Teatro e/o Musica. Ospite del penultimo concerto era il...
SASSARI. Grande successo al Comunale per il quinto concerto della stagione dei Grandi interpreti della musica, organizzata dalla Cooperativa Teatro e/o Musica. Ospite del penultimo concerto era il gruppo dei London Brass, considerato attualmente l'ensemble di ottoni che gode di maggiore celebrità in tutto il mondo, e che quest’anno festeggia i trentanni di attività.
Sono molte le qualità di questo ensemble. Innanzitutto lo straordinario virtuosismo dei suoi componenti, tutti solisti di prim’ordine che si trovano a proprio agio in qualsiasi repertorio, dalla musica tardo rinascimentale all’avanguardia, dal jazz al pop, e sanno conferire il giusto carattere a ciascuna composizione, sempre in modo composto, professionale, privo di atteggiamenti di compiacimento. Secondariamente l’eccezionale affiatamento dei dieci componenti: una macchina perfetta, priva di sbavature o imperfezioni, capace di plasmare il suono dell'ensemble puntando ad una maniacale cura del colore e ad una inconfondibile e affascinante morbidezza.
Il programma presentato dai London Brass prevedeva un assaggio di tutto ciò che tradizionalmente fa parte del repertorio dei complessi di ottoni: trascrizioni e pezzi originali che spaziano dal repertorio cinque-seicentesco sino alla musica del Novecento. Delicatissime e ricche di colore le letture dei brani di John Dowland, grande rappresentante della civiltà musicale elisabettiana, trascritti dal liuto in modo sapiente da Roger Harvey; ma altrettanto convincente è stata l'interpretazione della “Sonata pian e forte” di Giovanni Gabrieli, di cui il London Brass ha magnificamente reso la fitta trama polifonica e i ricercati effetti dinamici. Tra le trascrizioni di grande impatto fonico, che hanno messo in risalto anche le notevoli individualità dell’ensemble, segnaliamo in particolare quella del vivaldiano concerto dell'Inverno, tratto dalle “Quattro stagioni”, e la “Danza rituale del fuoco”, da “L'amore stregone” di De Falla: brani le cui efficaci reinterpretazioni hanno anche evidenziato le potenzialità timbriche e dinamiche di un ensemble di questo tipo.
Impeccabili anche le letture dei brani novecenteschi, come la “Mini Overture” scritta nel 1992 per quintetto di fiati dal compositore polacco Witold Lutoslawski, e la “Fanfare for St Edmundsbury” di Benjamin Britten, un singolare pezzo per tre trombe basato su altrettanti assoli prima suonati in sequenza e poi sovrapposti.
Per finire il London Brass ha deliziato il pubblico del Comunale con una originale e policroma trascrizione della seconda “Rapsodia ungherese” di Liszt, interpretata dall’ensemble in modo davvero coinvolgente.
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