La Nuova Sardegna

Gimenes Barlett: «Con “Uomini nudi” racconto l’amarezza dei giorni della crisi»

di Angiola Bellu
Gimenes Barlett: «Con “Uomini nudi” racconto l’amarezza dei giorni della crisi»

Uomini nudi (Sellerio) è il titolo dell'ultimo romanzo della spagnola Alicia Gimenes Bartlett, vincitrice con quest'opera del prestigioso premio Planeta

5 MINUTI DI LETTURA





Uomini nudi (Sellerio) è il titolo dell'ultimo romanzo della spagnola Alicia Gimenes Bartlett, vincitrice con quest'opera del prestigioso premio Planeta. Smessi i panni della giallista che ha dato vita all'investigatrice Petra Delicado, personaggio tra i più amati dal pubblico internazionale, la Bartlett si è letterariamente tuffata nell'universo della disperazione che, con la attuale crisi mondiale, ha investito milioni di persone fino a spogliarle dei valori fondanti e dei normali rapporti sociali. Una discesa agli inferi in cui la scrittrice spagnola si dedica a scoprire la cupa alchimia che si crea tra persone - di diversa estrazione sociale - che si incontrano per caso dopo aver perso molto. Ne abbiamo parlato con l'autrice.

. “Uomini nudi”, un titolo con un doppio significato, emotivo e letterale; la storia ruota infatti intorno alla crisi attuale e al mondo della prostituzione maschile. Il protagonista, Xavier, professore di letteratura part time, trovandosi disoccupato si trova ad esibirsi in un locale per donne. Cosa succede?

«Quando si perde il lavoro, ci si rende conto dell'importanza che riveste il fatto di avere un posto nella società, di essere considerati bene dagli amici, dalla propria donna. Tutti questi valori tradizionali che i giovani pensavano di aver lasciato indietro, sono ancora radicati».

In “Uomini nudi” lei descrive bene il tipo di donna che si serve di prostituti.

«Sono prevalentemente donne che hanno un lavoro importante, guadagnano soldi e sono stufe di sopportare una vita emotiva fallita. Ho amiche con due divorzi alle spalle e una serie di fallimenti sentimentali che hanno detto “basta, il mio lavoro mi pace, ho amici e di tanto intanto mi faccio accompagnare da un bel ragazzo a una cena o a teatro, lo pago e punto”».

Quando ha iniziato a scrivere “Uomini nudi”, sapeva fin dove si sarebbe spinta?

«Metà e metà. Sapevo che volevo parlare della disperazione per la crisi che attraversiamo, di uomini di mezza età che perdono il lavoro e di donne con soldi e successo sociale. Volevo far incontrare queste due categorie di persone diversamente afflitte dalla crisi economica che diventa crisi di valori, esistenziale. Ho scelto i personaggi ma non sapevo esattamente come sarebbe andata a finire».

Irene è la protagonista femminile. Fino alla fine pare che possa crescere, avere un recupero dell'empatia che non ha mai avuto. Ma poi risulta impossibile. Perché?

«E' stata protetta per tutta la vita, non ha avuto la madre, ma un padre molto presente che l'ha indirizzata solo alla direzione della sua azienda. E' una donna incapace di amare, che non ha voglia di amare. Scopre il sesso, le piace, ma rimane mentalmente immobile. Cerca l'aiuto di uno psichiatra ma lo disprezza. È difficile far trovare la vita normale a Irene. Odia la normalità. Odia se stessa».

La persona più umana è quella che invece gli altri considerano una sorta di bestia: Ivan.

«Ivan è un vero rifiuto della società, ho voluto un personaggio aderente alla realtà. Ci sono molti ragazzi che assomigliano a Ivan. Ero incuriosita da ciò che può succedere ad una mente così particolare. In Spagna, Ivan è stato adottato dai lettori. È piaciuto molto, nonostante sia una bestia».

Le idee che ha a proposito delle donne sono terribili, non legge, non fa niente, ma ha un senso dell'amicizia.

«Tutti i valori che le società europee hanno acquisito dalla Rivoluzione francese in poi, paiono sgretolarsi; non c'è più l'idea di un umanità che si evolve, nel senso nobile del termine. É terribile, sono scandalizzata dal vedere come vanno le cose. Tutti questi rifugiati che cercano di entrare in Europa, e il muro fisico e mentale che opponiamo. Non vogliamo neanche pensare. Mi fa paura. Attraversiamo un momento di cambiamento, ma non è certo un cambiamento positivo».

Lei ha lasciato momentaneamente il suo personaggio storico Petra Delicado, la poliziotta che ha milioni di fan in tutto il mondo, per un romanzo più serio. Come mai dall'ironia di Petra si passa al sarcasmo cupo feroce di “Uomini nudi”?

«Ne avevo bisogno. Non ho potuto farne a meno. È un libro amaro, come questo momento storico. Petra è un po' parcheggiata ma tornerà. Il prossimo libro sarà su Petra. Ho bisogno ora di dedicarmi a un personaggio più leggero, che ha le armi per lottare un po' contro questa realtà. È poliziotta, l'ordine letterario si riprende quando c'è lei».

Tra i quattro personaggi che ha creato - Xavier, Ivan, Irene e Genoveva - qual'è stato quello più difficile?

«Irene. E' una donna molto lontana da me. Ha una rabbia terribile contro il mondo. Non è per questioni economiche. È come si svegliasse a metà di una vita dopo aver dormito per oltre 40 anni».

E cosa mi dice di Xavier? Sembra un persona di cuore, di testa. Poi risulta quanto meno ottuso.

«E' il prototipo di un uomo del nostro tempo, un quarantenne illuminato, femminista, sensibile e colto ma che alla fin fine non ha ambizioni, volontà di andare avanti. Si accomoda: piccolo appartamento, la sua donna, i suoi libri. Senza ideali, senza idee politiche, senza voglia di lottare contro niente».

Sapeva già che sarebbe stata una storia tutto sommato nera, con molti monologhi interiori e dialoghi gestiti come prova di forza?

«Lo stile è l'unica cosa per me chiara dall'inizio. Sapevo che sarebbe stato un monologo interiore. Una maniera di vedere come il personaggio dice una cosa ma ne pensa un'altra».

Il gioco delle telefonate è molto interessante. Chiamare qualcuno è una sorta di resa. Perché?

«È una guerra tra tutti i personaggi, è un lotta tra loro. Non esiste l'amicizia, tranne che per Ivan. Che non è morale ma ha un certo senso dell'amicizia».

Anche questa guerra che personale che descrive è un segno dei tempi? Sì; la gente non ha più fiducia negli altri, tutto è sfiducia.

«Questo è un po' il valore che abbiamo interiorizzato: guardare soltanto se stessi la propria famiglia, il proprio mondo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative