La speranza entra in carcere con l’arte
Un prezioso dipinto dall’episcopio di Oristano al penitenziario di Massama
ORISTANO. L’arte che rende liberi e riesce a far “evadere” anche chi è fra le sbarre di un carcere di alta sicurezza come quello di Massama.
Ha il gusto di una scommessa importante, il progetto LìberArte. Da lunedì a venerdì per la prima volta in Italia, una preziosa opera d’arte medioevale entrerà in un carcere per dialogare con i suoi ospiti. Non è casuale ma assume un significato fortemente simbolico la scelta dell’opera che dalla sua sede protetta e silenziosa, la sala “Benedetto XVI” dell’episcopio, dove attualmente si trova dopo esser stata esposta, fino alla prima metà del 1800, nella cattedrale di Santa Giusta, contiene infatti la prima iconografia di san Francesco d’Assisi, raffigurato in una delle sette tavole che compongono l’opera. Appunto il Dossale a tempera , intitolato Madonna con Bambino e Santi, attribuito nel 1962 dal critico d’arte Giovanni Previtali a Memmo di Filippuccio artista toscano (che operava a stretto contatto con Duccio di Bonisegna e Giotto) che la realizzò alla fine del XIII secolo per l’arcivescovo Scolay de Ardinghellis di San Giminiano, rettore, della diocesi di Arborea. San Francesco raffigurato con la Madonna con il Bambino (nella tavola centrale) e i santi Antonio abate, Giovanni evangelista, santa Chiara e santa Dorotea. Sarebbe questa la prima opera a fondo oro giunta nell’isola. Entrerà fra qualche giorno in carcere , per «dialogare con i detenuti», come ha spiegato ieri mattina nel corso di una conferenza stampa, la responsabile del Servizi educativi, Maria Francesca Porcella.
LìberArte è infatti il titolo del progetto “L’arte vista in cella”, promosso dalla Soprintendenza Belle arti e paesaggio di Cagliari, Oristano, Medio Campidano, Carbonia-Iglesias e Ogliastra, che lo ha inserito nel Piano nazionale per l’educazione al patrimonio culturale, del ministero dei Beni culturali.
Ieri, l’arcivescovo Ignazio Sanna e il direttore del carcere di Massama, Pierluigi Farci, hanno sottolineato il grande significato dell’iniziativa che si annuncia di enorme impatto per gli ospiti dell’ istituto di Massama. «Vorremmo che fosse la prima di tante iniziative altre – hanno detto – per coinvolgere gli ospiti del penitenziario anche attraverso una comunicazione diversa e interattiva, che soltanto l’arte a questi livelli, può dare».
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