La Nuova Sardegna

Con Monica Demuru torna il cabaret musicale

Al Jazzino per la rassegna “MeravigliOzamente” un viaggio alla ricerca delle origini del jazz americano

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CAGLIARI. Si iscrive nel filone del cabaret musicale lo spettacolo tra canzone e teatro “Otto storie poco standard”, con testi tratti dal libro quasi omonimo del musicologo Luca Bragaglini, presentato nei giorni scorsi al Jazzino dall’attrice e cantante jazz Monica Demuru, nato dalle “suggestioni” tra gli altri del trombettista Paolo Fresu. In realtà più che sul solco del più recente jazz pop, l’allestimento che vede al centro la brava performer di origine sarda scava su quelle che sono parte delle radici del jazz americano. Cioè le esaltanti e incredibili avventure dei musical, quelli coperti di gloria e gli altri che furono, anche nonostante enorme dispendio di mezzi, dei drammatici flop. Di quelle pagine di storia della scena musicale, spesso si salvarono le canzoni. Motivi ripresi da quei musical o dai successivi film, in un continuo gioco di scambi tra i palcoscenici di Broadway e gli studios di Hollywood.

Sono brani fatti propri dal jazz che attorno a quelle canzoni costruirà delle leggende. Pezzi diventati persino più celebri nelle versioni swingate: scarnificate e rese essenziali diventarono materia per improvvisazioni e jam session. Vedi ad esempio il caso di “My Favourite things” scritta da Richard Rogers e Oscar Hammerstein per il musical “The Sound of Music” che andò in scena a Broadway nel 1959 e che due anni dopo il sassofonista John Coltrane fece proprio trasformandolo in uno dei più celebri standard del jazz in una sterminata serie di versioni. E cosa dire poi di “Over the Rainbow”, ballad di Harold Arien e E.Y. Harburg, che la divina Judy Garland cantò nel film “The Wizard of Oz” del 1939, motivo simbolo dell’America eseguito dalle bande militari durante la seconda guerra e poi divenuto tra i più eseguiti da band e popstar? Storie incredibili e affascinanti dove la leggenda si mescola alla realtà, in cui si intrecciano le vicende di personaggi come Florenz Ziegfeld celebre produttore di Chicago con quelle di Igor Strawinskij, Cole Porter, George Cukor, George Bernard Shaw... Insomma un significativo pezzo della cultura americana diventato patrimonio mondiale e che il jazz contribuì a diffondere in modo originale.

Monica Demuru racconta con suadente affabulazione cantando con voce intonata e bassi carezzevoli in un contesto da “musica nuda”. Otto straordinari standards, da “Georgia on my mind” a “Nature Boy” e “Ev'ry Time we say Gooodbye” che incantano e trasportano alle fonti del modern jazz.

“Otto storie poco standards”, è nel cartellone di “MeravigliOzamente” di Festivalguer, allestita da Expopteatro e Fondazione Meta. Si prosegue da domani sino al 24 alle 18 nella Torre San Giovanni di Alghero con la prima nazionale di “Scarpette rosse” della compagnia Muta Imago.

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