Salvatore Fancello in mostra fino al 7 luglio a Nuoro, una breve ma originale vicenda artistica
NUORO. «Avevamo solo la speranza, a Milano rigirammo il risvolto dei pantaloni per cercare un granello di pane», il ricordo di Costantino Nivola è l'immagine più poetica dell’avventura di due giovanissimi artisti, dalla lontana Sardegna alla grande Milano nel 1930, vincitori della borsa di studio che gli permetterà di frequentare i corsi all'Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Monza. Con loro anche il geniale grafico nuorese Giovanni Pintori. Ai due ragazzi si aprivano le porte di un mondo creativo e fantastico. Costantino figlio di un muratore di Orani, Salvatore ragazzo di bottega ceramista di Dorgali, due ragazzi del popolo e quindi indirizzati verso le “arti applicate”. Ma la parabola di vita dei due dimostra quanto l'arte (quella che veniva considerata “alta”) germogli e cresca in ogni manifestazione della creatività.
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Questa ottantina di disegni, – in mostra al Man di Nuoro dal 22 aprile e fino al 7 luglio, per celebrare il centenario dalla nascita di Salvatore Fancello– sono anche la testimonianza di uno spirito creativo originale, non il ricordo di un mondo arcaico, isolato e provinciale, ma i percorsi di un artista aggiornato capace di confrontarsi con il mondo contemporaneo. Esiti di una sperimentazione che si nutre dell'immaginario fantastico personale, e ci piace credere che il seme di questa fantasia ininterrotta, provenga dal rapporto privilegiato con la natura che il bambino Salvatore intesse nel suo paesino subito di fronte al mare di Cala Gonone, e che la sua prima accademia sia proprio la bottega dove impara a maneggiare l'argilla e i colori, misurandosi con lo “standard” alto dell'artigiano a cui si deve attenere, ed esplorando i sentieri personali che la materia gli suggeriva. Un distillato dell’immaginario di una Sardegna naturale e primigenia, in una “modernissima”Italia in pieno fervore fascista che prefigura una nuova e monolitica società.
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Il regalo che Fancello fa all'amico fraterno Nivola per le sue nozze, è proprio un bestiario fantastico che rimanda a una Sardegna primaria, naturale e incontaminata. Talmente “sardo” che Nivola vorrebbe– molti anni dopo– usare quest'opera come fregio per il nuovo palazzo della Regione. A guardare i disegni in mostra, con l'uso così libero del colore e del segno, il lavoro dell’artista di Dorgali appare come un sogno liberatorio, non solo dal pensiero unico della dittatura, ma soprattutto dal “ritorno all'ordine” che le arti figurative instaurano negli anni '30. «Se nella ceramica possiamo trovare delle assonanze stilistiche con il lavoro coevo di Fontana e Leoncillo, per quanto le iconografie siano diverse – sottolinea il direttore del Man Lorenzo Giusti– è nel disegno che Fancello dimostra la sua originalità, un percorso libero e autonomo, che parte dal dato reale per giungere a esiti surreali – del tutto intuitivi – di grande fantasia». Il Man presenta un percorso nel corpus completo dei disegni conservati all’interno della collezione del museo. L’esposizione è divisa in tre sezioni tematiche: il mondo onirico e immaginifico del bestiario, dove il segno di Fancello – in fogli girati e rigirati– ritrae animali fantastici ed esotici, disegni da esplorare nei particolari per scoprire sempre spunti nuovi. I paesaggi, dove anche pochi interventi di colore rendono preziosi e vera grande pittura questi piccoli capolavori. Le figure femminili, in cui il giovane studente – aspetto anagrafico da non dimenticare – non appare intimorito dalla prova accademica del disegno dal vivo, anzi è un’occasione per rendere, sempre senza tradire il suo segno personale, il corpo della donna. Le prove come illustratore e vignettista per la rivista “Settebello” e una sala dedicata alla donazione al Man, in occasione del centenario, da parte di Alberto e Alma Montrasio, della storica galleria d’arte di Monza. E infine le ceramiche, uno dei pochi pannelli dipinti e il fregio pubblicato dalla rivista Domus in occasione della morte di Fancello. La poetica di questo ragazzo, così magnificamente libera, fa provare un'empatia naturale con la sua dura vicenda umana. Ragazzino di 14 anni, orfano di padre, apprende allo sbarco a Genova – durante il viaggio che gli cambierà la vita– che anche la madre lo ha lasciato. Quando le sorelle ebree esuli a Milano Ruth e Renata Guggenheim confessarono preoccupate a lui e a Nivola: «Abbiamo soldi solo per un altro anno» i due ragazzi sardi risposero un po' scanzonati «be'… s'è per quello noi siamo tre giorni che non mangiamo». Un poeta delicato e un vulcano di creatività in un mondo in guerra grigio e crudele che se lo porterà via a soli 24 anni in Albania. Una vicenda artistica che dura il breve spazio di un decennio e non arriva a respirare la libertà del dopoguerra e la scoperta delle avanguardie internazionali.
Un corpus di opere, talmente circoscritto e deperibile, che si spera il Man riesca a portare a termine il progetto di restauro. Resta solo il rimpianto delle grandi cose che Salvatore Fancello avrebbe potuto realizzare. L'epitaffio più giusto per comprendere l'universalità dell'arte di Fancello sarebbe la frase di Saul Steinberg – ricordata da Aldo Buzzi– . L'illustratore rivoluzionario del New Yorker che cambierà per sempre le immagini dei giornali disse: «Disegno così perché ho conosciuto Salvatore Fancello».
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