Addio anche a Papa Wemba, l’usignolo della World Music
ROMA. Nemmeno il tempo di fare i conti con la scomparsa di Prince ed ecco che, dopo un malore sul palco di un concerto in Costa d'Avorio, se n'è andato Papa Wemba, un mito della musica africana e un...
ROMA. Nemmeno il tempo di fare i conti con la scomparsa di Prince ed ecco che, dopo un malore sul palco di un concerto in Costa d'Avorio, se n'è andato Papa Wemba, un mito della musica africana e un simbolo della World Music: non a caso aveva registrato tre album per la Real World di Peter Gabriel, la casa discografica fondata dall'ex voce dei Genesis proprio per dare voce e suoni alle «musiche» del mondo proprio sull'onda della sua passione per l'Africa. Jules Hungu Wembadio Pene Kikumba, era questo il suo vero nome, era nato nel 1949 a Lubefu, nel distretto di Sankur, è stato uno dei musicisti più celebri mai nati nella Repubblica Democratica nel Congo. Lo chiamavano “l'usignolo” o “il Johnny Hallyday africano”: ha cominicato a farsi notare negli anni '60 con la band Zaiko Langa Langa, una vera fucina di talenti.
Papa Wemba è stato un abile scopritore di talenti, un produttore musicale, un attore, ha recitato nel 1987 nel film belga zairese di Ngangurà Dieudonné Mweze e Benoit Lamy “La vie est belle”, mentre nel 1999 Bernardo Bertolucci ha scelto due suoi brani per la colonna sonora de «L'assedio».
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