Quei monologhi sul sesso senza più frontiere
Nella rassegna “Tribù teatrali” successo dello spettacolo “I monologhi del pene e della vagina”
SASSARI. A volte non servono grandi nomi e produzioni sfarzose per attirare il pubblico. A volte contano di più la passione e la freschezza con le quali si sale sul palco. Lo dimostra la rassegna Tribù Teatrali, alla sua seconda edizione, che da aprile sta portando al Ferroviario di Sassari giovani, interessanti compagnie dalla Sardegna e dal resto d'Italia. E la platea gradisce, a giudicare dalle presenze costanti. Che si tratti di lavori originali o di rifacimenti di commedie famose. Venerdì toccherà agli organizzatori, gli attori dell'associazione Arts Tribù, calcare la scena con “Toccata e fuga" di Derek Benfield”. Per citare le loro parole, una brillante «commediona inglese dove tutti fanno l'amore con tutti». Intanto, venerdì e sabato gli spettatori hanno riservato un'ottima accoglienza al Ferai Teatro di Cagliari con “I monologhi del pene e della vagina": un confronto umoristico, ma non privo di aspetti drammatici, tra la sessualità maschile e quella femminile.
Il lavoro, per la prima volta a Sassari, segue di qualche anno il primo, fortunato incontro della compagnia cagliaritana con il testo cult di Eve Ensler, “I monologhi della vagina”, messo in scena dal Ferai con grande successo cinque anni fa. Ed è lo stesso gruppo teatrale a scrivere l'anno scorso, secondo il metodo della Ensler fatto di interviste sull'erotismo, “I monologhi del pene”, poi confluiti con quelli femminili in un unico spettacolo molto coinvolgente. Sul palco ci sono Andrea Ibba Monni e Ga, il duo fondante della compagnia, insieme a Katia Massa e Francesca Cabiddu. In quattro si dividono otto monologhi, alcuni esilaranti e sopra le righe (soprattutto quelli delle scatenatissime interpreti femminili), altri intimistici e sofferti quando raccontano di una sessualità, fisica o mentale, che si discosta dalle convenzioni. In tutti, comunque, c'è la volontà di chiamare le cose del sesso con il loro nome, perché le parole sono importanti e guidano alla consapevolezza e al rispetto di sé e degli altri. La galleria dei personaggi monologanti va dall'urologo all'ostetrica esaltata dal mistero della nascita; dall'uomo convinto che il suo tumore sia una risposta alle umiliazioni sessuali subite da bambino alla teenager stilosa urtata dall'impersonalità alienante delle visite ginecologiche. E ancora, dal macho ossessionato dai centimetri alle lesbiche intervistate sul loro rapporto con l'universo maschile. I monologhi si alternano con ritmo e gli attori si muovono in una scenografia essenziale ma valorizzata da luci che si alzano o abbassano seguendo gli stati d'animo.
E c'è anche il tempo per una coreografia acrobatica del performer Ga, quando, all'inizio di un monologo su una donna che affronta un doloroso percorso per cambiare sesso, si arrampica su grandi lenzuola bianche sospese al soffitto, la cui forma richiama, allo stesso tempo, la sessualità femminile e quella maschile.
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