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Carmelo Sardo presenta “Malerba” nel penitenziario di Nuchis

 Carmelo Sardo presenta “Malerba” nel penitenziario di Nuchis

TEMPIO. Doppia presentazione in città del libro vincitore del premio “Leonardo Sciascia – Racalmare 2014”.“Malerba”, erba cattiva, scritto dal giornalista Carmelo Sardo, vice caporedattore cronache...

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TEMPIO. Doppia presentazione in città del libro vincitore del premio “Leonardo Sciascia – Racalmare 2014”.“Malerba”, erba cattiva, scritto dal giornalista Carmelo Sardo, vice caporedattore cronache del Tg5 e dall'ex killer Giuseppe Grassonelli, condannato all'ergastolo, sarà al centro di due incontri. Il primo domani nella sala conferenza della Biblioteca Comunale Dettori alle 18. Il secondo nella Casa di Reclusione di Nuchis giovedì 12 alle 9. Una storia dannata e avvincente, quella raccontata nel libro pubblicato da Mondadori nella collana “Strade blu”. La parabola di un uomo entrato in carcere semianalfabeta, per scontare una pena che non finisce mai e non prevede permessi e che oggi, grazie alla lettura, è un uomo dalla cultura immensa, laureato in Lettere con 110 e lode. Un detenuto “modello” che in carcere capisce che il riscatto può arrivare dal sapere. E ad ascoltarlo non ci sarà una platea qualunque. Nella Casa di Reclusione di Nuchis sono ospitati detenuti quasi tutti con lungo fine pena.

La storia comincia quando, ragazzino, viene spedito in Germania per allontanarlo da una giovinezza scapestrata. La Sicilia sembra lontanissima. Ma il destino lo richiama. Dopo il servizio militare, a vent'anni, torna al paese: un'immersione negli affetti famigliari prima di ripartire per la Germania. Ma il 21 settembre del 1986 resta ferito nella strage con cui comincia lo sterminio dei suoi parenti: un regolamento di conti mafioso nello stile più atroce. Fugge, sconvolto, ma presto scopre che Cosa Nostra ha affidato il compito di ucciderlo a uno dei suoi amici d'infanzia. I ragazzo inizia la sua violentissima guerra contro i capimafia. La storia è raccontata du un uomo che ha passato quindici anni di cosiddetto “carcere duro”, di cui tre in totale isolamento e che oggi fa i conti con il suo feroce passato.

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