La Nuova Sardegna

I Cani, pop non banale sul palco di Abbabula

di Giovani Dessole
I Cani, pop non banale sul palco di Abbabula

Contessa: «I fatti della mia vita con un sound orecchiabile»

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SASSARI. Si dice che I Cani non amano mostrarsi, e che non amano parlare. Invece parlano, I Cani. Lo fanno a modo loro, preferibilmente dal palco, ma lo fanno. La critica li premia, il pubblico li acclama. La band-non-band di Niccolò Contessa reinterpreta le idee di musica e comunicazione rendendole efficaci, mediaticamente vincenti e musicalmente accattivanti. Domani, nel sabato di Abbabula, I Cani saliranno sul palco di piazza Fiume in chiusura della diciottesima edizione del festival, reduci da una lunga serie di tappe dell'Aurora tour 2016, che da Treviso alle tre date di Bologna, ha registrato una serie da tutto esaurito. Generazione di fenomeni quella di Contessa, che assieme a Calcutta e The Giornalisti, domina le classifiche senza l'assillo del consenso.

I Cani alla conquista del mainstream?

«Non credo di averlo conquistato. Certo i risultati ottenuti non sono comuni a tutte le band indie. Credo che vada cambiata l'idea che le cose indipendenti sono belle solo perché piacciono a pochi. A me piace che la musica de I Cani arrivi a più persone possibile, senza banalizzare i contenuti ma accettando di stare in spazi che prima non appartenevano al genere».

Il controverso rapporto con i social network?

«La pagina facebook è il nostro unico canale ufficiale. L'uso dei social funzionale alla promozione e comunicazione della band mi piace, è l'unico modo per arrivare al pubblico, agile e diretto. Quello che non mi piace è usare quei canali per presentare me stesso. Io sono riservato, preferisco che la mia esposizione sia concentrata solo sulla musica».

Quindi la comunicazione è importante?

«Importante è comunicare in linea con quello che si è, con quello che si fa. Il progetto I Cani ha certi contenuti e mi sembra giusto rispettarli: non mi immagino a postare un teaser in cui racconto cosa faccio della mia giornata, non è coerente con il nostro messaggio».

Gli elementi caratterizzanti dello scrivere di Niccolò Contessa?

«Non lo so bene in realtà. Ciò che cerco di fare quando scrivo è prendere le cose della mia vita o di chi mi circonda, vere e autentiche, trasformandole poi in qualcosa di pop, orecchiabile, accessibile, universale e capace di dare godimento».

Aurora è il terzo disco de I Cani: che album è?

«Ho lavorato sempre in modo indipendente e da solo. Ho fatto tre album, l'evoluzione c'è stata. Con il passare degli anni ho sempre meno paura, sono cresciuto, perché le domande dei 30 anni non sono quelle dei 24. Cosa farò in futuro? Se lo dicessi ora fra due mesi cambierei idea».

Quanta coerenza c'è nello sviluppo del progetto?

«In realtà non troppa. Secondo me chi fa musica pop non deve essere per forza trendy, ma deve avere le antenne sempre pronte. I gusti personali poi sono importanti: cambiano gli ascolti, cambia tutto, compreso il futuro».

Quanto Niccolò Contessa c'è nelle canzoni de I Cani?

«Tanto ma meno di quello che può sembrare, ci gioco un po'. Parlo in prima persona anche se non racconto cose successe a me. Mantengo l'illusione, pur sapendo che è la realtà quella che funziona».

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