«A casa sua il giorno prima che se ne andasse»
CAGLIARI. Pietre sonore. E pure magiche. Le opere di Pinuccio Sciola, singolare e unica ricerca su forma e suono, non solo testimoniano il fecondo rapporto tra un materiale ricco di connotazioni...
CAGLIARI. Pietre sonore. E pure magiche. Le opere di Pinuccio Sciola, singolare e unica ricerca su forma e suono, non solo testimoniano il fecondo rapporto tra un materiale ricco di connotazioni anche culturali e la dimensione musicale come esplorazione della memoria ma sono esse stesse simboli e visioni. Oggetti d’arte a sé stanti che parlano. Evocano e ispirano. Come è accaduto a Paolo Angeli, chitarrista e sperimentatore che, circondato proprio da quelle pietre, ha suonato giovedì notte nel “Giardino sonoro” di San Sperate, per la rassegna “Sciolait”. «Un concerto – racconta Angeli che l’indomani incredulo riceverà la notizia della scomparsa dello scultore – fuori dalle regole dove ho seguito l’ispirazione. A tarda ora mentre suonavo ha fatto irruzione sul palco e tra le pietre un vento fortissimo. Così impetuoso da sentirmi piccolo. Suggeriva di ascoltare la forza e la potenza della natura. Così ho smesso».
Le pietre sonore fanno la comparsa ufficiale in un festival, il Ferragosto del 1996 a Time in jazz a di Berchidda. Paolo Fresu le aveva volute al centro di una rassegna dedicata alla percussione. A suonarle fu Pierre Favre, batterista e percussionista svizzero.
Sarà sempre Favre, anni dopo, nell’agosto del 2011 e sempre a Time in jazz a sperimentare il suono di una decina di pietre, di diverse grandezze e forme, disposte sul palco della piazza del Popolo. Prima fu lo stesso Sciola in un appassionato racconto a spiegare come in quei sassi si nascondessero i suoni. Liquidi dal calcare, profondi e cupi dal basalto. Così dicendo accarezzò quelle singolari forme in grado di restituire sonorità ancestrali. (walter porcedda)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google