Columbu: «Sentiva l’essenza della materia»
Il regista di “Su Re” ricorda la ricerca dell’artista: «È molto simile al mio lavoro con gli attori sul set»
SASSARI. Giovanni Columbu è un artista, regista e uomo impegnato nel sociale e nella politica. Ha affidato il ricordo dell’artista scomparso alla sua pagina Facebook: «E' un giorno di lutto per l’arte perché se n’è andato Pinuccio Sciola. L’artista più grande che in questi anni abbia avuto la Sardegna».
Columbu appartiene alla generazione che ha condiviso molto delle idee sull’arte di Pinuccio Sciola. «Pinuccio resta un grandissimo artista, senza comparazioni – dice Colombu –. L’attenzione alla materia è, per me, la cosa in particolare del suo percorso che ricordo e apprezzo di più. Una stretta relazione che parte dai suoi primi lavori, forme umane che affiorano dal legno. Corpi dolorosi, di uomini e donne, cristi e impiccati che lui intuiva e estraeva dalla materia. È passando da quella ricerca, che partiva dal figurativismo, che è poi approdato a forme astratte e essenziali. Ricordo i suoi alberi colorati con la calce, vicini a forme di espressione più contemporanee. Ma anche nell’astratto più essenziale la materia è stata sempre al centro del suo lavoro e della sua ricerca artistica».
Una relazione con la materia che Giovanni Columbu ha capito da una frase illuminante di Costantino Nivola. «Era ospite a casa mia, qui a Cagliari – racconta –. Gli feci vedere un pezzo di ossidiana che tentavo, maldestramente, di scolpire. “Vedi, le pietre hanno un loro carattere, chee va rispettato” , mi disse Nivola. Ecco credo che Sciola avesse capito il “carattere” della materia».
Una lezione e un esempio, quello di Nivola e Sciola, che il regista di “Su Re” applica sempre nel suo lavoro. «Io giro con attori superlativi ma non professionisti. Sciola mi ha fatto riflettere – spiega Columbu – sull’importanza della materia, e io cerco di trovare l’essenza dentro l’uomo davanti alla macchina da presa. Nei suoi ultimi lavori, le pietre sonore, gli interventi erano volti all’essenzialità, seghe elettriche, tagli netti erano sonde che esploravano il contenuto e anche l’anima profonda della pietra, una attenzione alla materia che trovo coerente con il mio lavoro. Ricercare dentro l’attore l’uomo con le sue emozioni più vere». (p.c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
