«Quando Sciola disse sì a Turandot»
Mauro Meli ricorda gli anni alla guida del Lirico di Cagliari
di Giacomo Mameli
Il primo ricordo è di strettissima attualità: Pinuccio Sciola. «Andavo a trovarlo a San Sperate, sculture e disegni, arance e capolavori. Nell’autunno 2013 camminavo fra le sue leggendarie pietre sonore, le canne, le maschere e le sue città di pietra. Pensai a una lontana città senza tempo, misteriosa, siderale e terrena, antica e futura, notturna e bellissima. Rientrato a Cagliari gli propongo di restaurare la vecchia Pechino e di trasformarla nella Beijing dell’anno Tremila, cioè di fare le scena della “Turandot”. Pinuccio risponde: “Turandot, quella cinese? Esatto. E gli chiedo: la conosci? Lui: Se mi fai avere una registrazione la ascolto volentieri. Il giorno dopo accetta l’invito».
Del trionfo che fu quell’evento si continueranno a raccontare mirabilia. Alla griffe di Giacomo Puccini se ne aggiungeva una tutta nuragica e bucolica. Oggi – a pochi giorni dalla scomparsa – se ne riparla perché quelle che avete appena letto sono alcune righe tratte dal libro . La musica al rovescio (pagine 314, euro 16.80) di Mauro Meli. Esce oggi in tutt’Italia edito da Ponte alle Grazie. Un libro sul teatro d’opera raccontato in presa diretta da un grande direttore artistico nato in Castello a Cagliari nel 1954, già Sovrintendente – tra altre istituzioni – al Lirico di Cagliari, alla Scala di Milano, al Regio di Parma. Mezzo secolo di musica, di arte, di incontri con i grandi protagonisti della lirica. Il libro sarà presentato sabato 28 maggio al T Hotel di Cagliari dalla critica musicale del Sole 24 Ore Carla Moreni e dallo storico de La Sapienza Giorgio Caredda.
Lei racconta la sua vita da manager, parla di trent'anni di chi la musica la fa. L’Italia ha capito qual è il valore aggiunto della lirica?
«Lo aveva capito molti anni fa rendendosi conto dei musicisti-mito nati in Italia e della presenza nel nostro Paese di alcuni dei più bei teatri al mondo, dalla Scala di Milano al Regio di Torino, dal San Carlo di Napoli al Petruzzelli di Bari solo per citarne alcuni. Ma l’Italia non ha capito il valore aggiunto che può e deve avere la lirica. Lo ha capito l'Austria, dove i cittadini conoscono la musica, la amano, la proteggono, la valorizzano. È l’Austria ad avere a Vienna con la Staatsoper il miglior teatro d’opera del mondo, il Concerto di Capodanno è l’appuntamento di musica classica più seguito al mondo, il più celebre festival del mondo è a Salisburgo, la più bella sala sinfonica è il Musikverein di Vienna, considerata tra le più eleganti nel pianeta con la Symphony Hall di Boston e la Concertgebouw di Amsterdam. In Austria mettono in valore economico quel grande patrimonio d’arte. Da noi no. Eppure l’opera lirica è nata in Italia».
E se parliamo di Sardegna?
«Non sono riuscito a fare un vero sistema, a mettere insieme le istituzioni del territorio, dalle bande alle associazioni musicali, le tante corali di diversi centri dell’isola e che potrebbero lavorare in sincrono col teatro lirico di Cagliari per fare della Sardegna una regione in musica dodici mesi all’anno. In particolare d’estate per valorizzare – con metodo e non in forme episodiche – i nostri bellissimi e piccoli teatri, i siti archeologici, le basiliche romaniche. Ne ho parlato al sovrintendente Claudio Orazi che è in contatto con gli amministratori regionali. Spero che riesca a realizzare il sogno».
Un suo rimpianto?
«Non essere riuscito a far capire come può essere valorizzato l’Anfiteatro di Cagliari. Ricordo quanto scriveva Gustav Mahler: la tradizione è la salvaguardia del fuoco non l’adorazione della cenere. Il fuoco è vedere l'Anfiteatro con la gente, con migliaia di persone e turisti, sentire nell’Anfiteatro di Adriano i grandi della musica classica e di quella contemporanea. Vengono usati tanti altri siti in Italia, penso a Verona, a Macerata, a Siracusa. Il nostro Anfiteatro è come non esistesse. È una ricchezza non valorizzata. È cenere, per tornare a Mahler. Vorrei diventasse fuoco».
Fra i tanti Maestri che lei cita e che hanno onorato Cagliari e la Sardegna c’è Carlos Kleiber: scrive di averlo seguito dalla metà degli anni Settanta.
«L'avevo invitato da quando ero direttore di Ferrara Musica. Mi chiamava Melino. Diceva: adesso non posso, in questo periodo non ce la faccio, ma vedrà che prima o poi. Vengo a sapere che doveva fare due concerti con l’orchestra sinfonica della radio bavarese nelle isole Canarie. È il gennaio del 1999. Sono a Tenerife, lo seguo come un’ombra ma a debita distanza, anzi come un attaccapanni. Mi vede e dice: allora lo facciamo questo concerto a Cagliari? Mi chiede: è sempre bellissimo il mare della Sardegna? Avevo con me un libro fotografico. Mi dice: Ma... se vengo a Cagliari per fare il concerto dove sto a dormire? Villa al mare, ma poi cerca un albergo in centro a Cagliari, “vivo meglio la città e la sua gente”, passeggiate al Poetto. I concerti. Era un dalai lama che dispensava, con piccoli movimenti delle dita, polvere di musica divina, un illusionista che faceva sentire tutti profondi conoscitori di Beethoven, un santo che ti faceva sentire parte di un creato il cui centro è la musica».
Nei suoi anni a Cagliari la Sardegna campeggiava per i concerti sul New York Times, Le Monde, la Frankfurter Allgemeine, eccetera.
«Era la risposta alla qualità assoluta della musica. Ricordo i pochi anni con i concerti all’Anfiteatro. La New York Philarmonic aveva scelto Cagliari come residenza estiva, sono ancora loro i Berliner dall’altra parte dell’Oceano. Giungevano prenotazioni da ogni Continente».
Erano gli anni di Riccardo Muti e Zubin Metha, Lorin Maazel e Carlo Maria Giulini. Dario Fo e Renzo Piano
«Piano? Altro che archistar, altro che senatore a vita, l'Unesco dovrebbe inserirlo nel proprio patrimonio. Dario Fo straordinario e vulcanico, Muti porta con sé il peso dell’interpretazione verdiana, Maazel faceva pensare al talento puro, Zubin Meta instancabile con sensibilità innata, Carlo Maria Giulini che è stato l'idea di eleganza, classe, nobiltà musicale e personale. Posso ricordare Luciano Pavarotti, divo per eccellenza? Sting veggente capace di fare tendenza? Svetla Vassileva che qualsiasi cosa canti sembra scritta soltanto per lei? Nomi che hanno raccontato la Sardegna al mondo».
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