«Sogno di vedere un BarLume qui in Sardegna»
Marco Malvaldi oggi a Pozzomaggiore «Il tempo passa anche per i miei vecchietti»
SASSARI. I vecchietti del BarLume sono tornati a passo di carica e si sono impadroniti delle classifiche. “La battaglia navale”, sesto episodio con i personaggi ideati da Marco Malvaldi, arriva due anni dopo il precedente “Il telefono senza fili” e presenta gli stessi, agguerritissimi protagonisti che vivono a Pineta, il paesino nei pressi di Pisa dove ogni anno c’è un omicidio. Il sarcastico “barrista” Massimo, la sua fidanzata (e vicequestore di polizia) Alice, la silenziosa e procace cameriera Tiziana e soprattutto il temutissimo poker di pensionati: nonno Ampelio, l’oste Aldo, il pensionato di destra Rimediotti e il Del Tacca del Comune. Implacabili nel ficcare il naso dove non dovrebbero e dare un contributo fondamentale per risolvere il caso nonostante qualche acciacco fisico e morale in più. Lo scrittore pisano con un passato da chimico presenterà il libro oggi a Pozzomaggiore e mette subito in guardia: «Non so se ci sarà un altro capitolo del BarLume, non ho ancora deciso. Ogni volta che scrivo un libro con una loro storia penso sempre che sarà l’ultimo, perché mi reputo uno scrittore di divertimento e intrattenimento e non è semplice costruire un episodio di personaggi seriali mettendoci comunque cose nuove. Per questo mi chiedo sempre se sarò in grado di andare avanti».
“La battaglia navale” arriva due anni dopo il precedente e si nota che i vecchietti stanno accusando il peso dell’età.
«Questo perché bisogna comunque far passare il tempo anche per i personaggi seriali, evitare l’effetto Beautiful. Tra l’altro rispetto a una telenovela abbiamo il problema di avere pochi personaggi e molto tempo: bisogna quindi introdurre nuovi personaggi oppure invecchiare quelli già esistenti. E per uno come il Rimediotti, un pensionato di destra che parla continuamente, la cosa più crudele che potessi pensare è togliergli la voce».
La genesi del BarLume è variegata: dai ricordi d’infanzia, ai luoghi della sua Pisa, alle canzoni di Fabrizio di De Andrè, c’è un po’ di tutto.
«Non si inventa nulla, c’è già tutto a disposizione. Aldo, per esempio, sono io da vecchio. Ampelio è mio nonno, un ateo socialista e bestemmiatore che si trovò ad avere un figlio prete. Il bar è il bar, l’unico vero luogo democratico in Italia. I vecchietti sono quattro per diversi motivi, sicuramente ho ripensato alla canzone di De Andrè “La città vecchia” che dice “quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino”. Ed è anche un numero funzionale nelle storie: molti giochi di carte si fanno in quattro, per esempio, e in più è un numero pari e se c’è una discussione è pressoché impossibile raggiungere una maggioranza».
L’ingresso ufficiale di Alice nel gruppo dà un tono più “istituzionale” alle indagini.
«Deve esserci per forza una sponda istituzionale, all’inizio c’era Fusco, il poliziotto stupido. Ora c’è Alice, totalmente diversa, però se vuoi far muovere Topolino, devi comunque avere Basettoni. I quattro vecchietti diventano così i collettori delle notizie che circolano in un piccolo paese».
A un certo punto cita Rocco Schiavone, il protagonista dei romanzi di Antonio Manzini: come mai?
«Semplicemente perché lo sto leggendo e mi piace fare qualche citazione dei libri che mi tengono compagnia».
Il BarLume ha avuto anche una trasposizione televisiva su Sky: è rimasto soddisfatto?
«Bella domanda. Diciamo che alcune cose mi sono piaciute e altre meno, anche se dicendo così rischio di darmi la zappa sui piedi perché sono tra gli sceneggiatori. Dovrebbe essere una garanzia? Non è detto, intanto non avevo mai fatto lo sceneggiatore e poi ci sono le esigenze di produzione. Adesso arriviamo alla quarta serie, sono più esperto, potrebbe essere quella che mi soddisfa del tutto. Oppure che non mi piacerà per nulla».
Visto che è in Sardegna, ha pensato che potrebbe essere lo scenario per un nuovo BarLume? In fondo qui da noi i bar e i vecchietti, anche centenari, non mancano di certo.
«Sono d’accordo e aggiungo che spero succeda presto e a farlo dovrebbe essere uno scrittore sardo. Perché avete delle cose molto particolari, che si possono comprendere, che è diverso dal capire, solo vivendoci. E non solo un modo di intendere il pettegolezzo diverso dal nostro. Io, tornando a De Andrè, penso alla canzone “Franziska” che spiega tante cose di voi. Sono proprio diversi i tempi di rilassamento, di metabolizzare le cose nel bene o nel male. Noi impieghiamo pochi giorni, voi anche trent’anni. E nei tempi di Twitter è estremamente consolatorio».
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