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Il dramma dei nuovi poveri depressi e senza speranza

Il dramma dei nuovi poveri depressi e senza speranza

CANNES. Ringrazia prima di tutto i lavoratori del Festival di Cannes Ken Loach “il rosso”, ricevendo la Palma d'oro per “I, Daniel Black”. «È grazie a loro che siamo qui», dice prima di ringraziare...

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CANNES. Ringrazia prima di tutto i lavoratori del Festival di Cannes Ken Loach “il rosso”, ricevendo la Palma d'oro per “I, Daniel Black”. «È grazie a loro che siamo qui», dice prima di ringraziare anche la giuria con un «siete stati gentili». Poi il regista britannico parla del suo “I, Daniel Blake”, film duro e senza speranza sui nuovi poveri, quelli che ci sono vicini e non vediamo. Si tratta del ritorno del maestro britannico, ma con toni crepuscolari, ai suoi primi lavori. Un film che fa ridere, almeno all’inizio, e poi piangere. Loach si muove questa volta, più del solito, su questo doppio registro che può ingannare. Scritto da Paul Laverty, fedele collaboratore di Loach (Il vento che accarezza l'erba), ha come protagonista appunto Daniel Blake (Dave Johns), un falegname cinquantottenne che, dopo un infarto, prende il sussidio di invalidità, ma vorrebbe tanto tornare a lavorare.

Rimbalzato da una burocrazia che si accanisce con chi soprattutto, non sa usare il computer, e non ha abbastanza pazienza per orientarsi in un centralino che ti mette in eterna attesa, l’uomo consuma le sue forze per navigare sulla sottile linea tra assistenzialismo e lavoro che non si trova. Uomo buono, vedovo inconsolabile di una moglie che ancora piange, sul suo cammino, tra uffici del lavoro e banche alimentari, incrocia Rachel (Hayley Squires), una madre single con due bambini piccoli che lui adotta come fosse una figlia. Anche Rachel è senza lavoro ed è ugualmente costretta a cercare il sostegno dallo Stato. Tra furti al supermercato e l’accettazione di lavori umilianti da parte di lei, e la lenta deriva verso la povertà di Daniel, scorre il film verso un inevitabile tragico finale.

Motivo conduttore di “I, Daniel Blake”, dopo quel “Jimmy's Hall” (2014) che Loach aveva annunciato essere il suo ultimo film, il fatto che c’è una chiara volontà politica di mantenere la gente nella povertà anche grazie alla volontaria inefficacia dell’amministrazione. E il fatto che i poveri devono ormai accettare di essere loro i primi responsabili della loro povertà.

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