La Nuova Sardegna

Addio all’ultimo imperatore della scena

di Roberta Sanna
Addio all’ultimo imperatore della scena

Il grande attore aveva 92 anni, una vita sul palco. Malato da tempo, si è spento ieri mattina nella sua tenuta in Maremma

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Ci lascia a 92 anni Giorgio Albertazzi, grande protagonista della scena italiana fin dal dopoguerra ma anche uno dei primi divi televisivi, interprete di letture poetiche e di sceneggiati Rai di grande successo come “L’idiota” di Dostojevskj, “Vita di Dante”, e “Jeckill” che interpretò e diresse, fino a “Philo Vance” del 1974, miniserie che lo consacrò alla popolarità nella parte dell’investigatore creato da Van Dine. Indimenticabile anche il suo apporto a due film cult: “L'anno scorso a Marienbad” di Alain Resnais, Leone d’Oro a Venezia, ed “Eva” di Joseph Losey. Ma in tv lavorò anche per la pubblicità, nei primi Caroselli.

Personalità controversa dal fascino indiscusso fuori e dentro la scena, nella sua autobiografia “Un perdente di successo” (1988) sollevò polemiche raccontando la sua adesione alla Repubblica di Salò, con la successiva condanna per collaborazionismo e il carcere. Ebbe anche una fugace esperienza in politica, candidandosi nel 1996 alla Camera nel collegio di Tradate per il Pdl. Fu sconfitto dal candidato della Lega Nord.

Indiscusso era il suo valore nell’interpretazione dei classici. Da “Amleto” del 1964, con regia di Zeffirelli (con cui restò in scena per due mesi all’Old Vic di Londra, e la sua foto è nella galleria dei grandi attori shakespeariani del Royal National Theatre), ad “Antonio e Cleopatra” e “Giulio Cesare”, fino a D’Annunzio e Pirandello, con uno storico allestimento di “Enrico IV” per la regia di Antonio Calenda. Visitò con successo anche i contemporanei: Brancati ( con “La governante”, con l’attrice e compagna di vita, Anna Proclemer, spettacolo che fece scandalo e nel 1965 fu sospeso dalla censura) e poi Sartre, Camus, Moravia, Miller. “Memorie di Adriano”, tratto dal romanzo della Yourcenar, andato in scena con la regia di Scaparro nel 1989, resta il suo spettacolo più amato, replicato per quasi trent’anni, in una sorta di identificazione con il personaggio dell’imperatore che alla fine dei suoi giorni ragiona sulla vita, sul corpo e sull’anima. Dopo quasi 800 rappresentazioni, diceva: «Ormai non è più fare una parte, ma quasi un rivelare me stesso».

Dal 2003 diresse per cinque anni il Teatro Argentina di Roma. Numerose sono i suoi recital e le letture poetiche. Nel 2004 fa Dante dalla torre degli Asinelli di Bologna (come fece, nel 1981, Carmelo Bene, con cui anni prima ingaggiò una velenosa diatriba), davanti a ventiduemila persone. Nello stesso anno portò in scena con Dario Fo una serie di spettacoli-lezioni sulla storia del teatro italiano che divenne un trasmissione Rai. Negli anni più recenti si era rivolto anche a spettacoli che cercavano occasioni inedite, come in “Lezioni americane”, da Italo Calvino, o in “Puccini – Sprechgesang”, dedicato al grande compositore, ma anche a se stesso, in un parallelo che li vedeva uniti nell’essere entrambi toscani ma soprattutto amanti della vita e delle donne. Oppure spettacoli che mescolassero i generi, come danza, pittura e poesia nell’insolito e coloratissimo “Cercando Picasso”, regia di Calenda, in cui Albertazzi, con versi e poesie, interagiva con un importante ensemble di danza contemporanea, la Martha Graham Dance Company, per raccontare il mondo del grande pittore.

A novant’anni, nel 2014, Albertazzi tornò in televisione con un sorprendente tango nel programmaa “Ballando con le stelle”, Nello stesso anno Rai Premium gli dedicò una puntata di “Autoritratti”, in cui l’attore e regista ripercorreva i suoi settant’anni di gloriosa carriera. Sempre nel 2014 la sua ultima messinscena, “Il mercante di Venezia” al Ghione di Roma.

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