Un libro d’azione e amore nel cuore di Napoli
Sassari, al centro “L’ultimo spettacolo” Andrej Longo presenta il suo libro “L’altra madre”
SASSARI. Ci sono romanzi la cui esattezza potrebbe definirsi fotogrammatica: per il contorno nitido delle figure, per la nettezza dei loro movimenti nello spazio e nel tempo. È senz'altro il caso di «L'altra madre», il romanzo di Andrej Longo appena pubblicato da Adelphi (197 pp., 17 euro).
Sia un esempio a chiarire cosa intendo: «Il tempo rallenta. / Si dilata. (...) La ragazza che non vuole mollare. / (...) Salvatore che tira la borsa. / Genny che spinge a manetta. (...) / E poi di colpo si spacca il manico della borsa. E la borsa resta nella mano di Salvatore. / "Vai!" grida Salvatore. "Vai! Vai!" / E mentre Genny stringe la manopola dell'acceleratore quasi a spaccarla. / (...) Mentre lo scooter, quasi impennando, fugge via. / La ragazza che non voleva mollare la borsa, perdendo d'un tratto ogni appiglio e ogni equilibrio, precipita dall'alto dei suoi tacchi». Genny è un sedicenne che lavora in un bar del centro di Napoli e proviene dal popolare rione Sanità, gioca bene a pallone e porta il motorino come nessuno; la ragazza è Tania, una quindicenne allegra e responsabile, figlia di Irene, poliziotta preparatissima, sempre pronta in qualsiasi situazione. La madre di Genny invece, gravemente malata di cuore, passa tutto il giorno in casa a cucire orli di jeans. Entrambe le donne sono oggetto di premure dolcissime da parte dei figli. Il brano stralciato registra l'incontro accidentale tra i due ragazzi, la catastrofe che devia il racconto verso la tragedia. Genny, che di solito sta lontano dai guai, si lascia coinvolgere, nel ruolo di pilota, in uno scippo. Le vittime - Tania e un'amica - sono individuate all'uscita di un negozio chic del Vomero, nei quartieri alti. Nella caduta Tania batte la testa e muore, mentre il motorino, grazie alle acrobazie di Genny, riesce a seminare una macchina della polizia occupata, caso beffardo, da Irene.
Sino alla svolta tragica il racconto era incistato nei bordi d'un dramma sociale, con l'alternanza di quadri sulle vite diverse dei personaggi, la figlia ideale che frequenta amiche della Napoli bene e il ragazzo alla "Gomorra", ma dal cuore buono. È proprio seguendo questo cuore che Longo si allontana da tentazioni di facile sociologismo, e dello scugnizzo mostra il lato giocoso, l'adolescenza assetata di vita. Altro che "Gomorra", Genny sarebbe un ragazzo felliniano, se fosse nato altrove, bighellone e attento, com'è, alle forme generose della libraia o alla scollatura di un'impiegata di banca alla quale porta i caffè e che un giorno, seccata dalla distrazione inusuale del ragazzo, gli tuffa la testa tra i suoi seni.
Ma la tragedia è nell'aria, si avverte con la stessa esattezza con cui sono narrati i fatti: e Irene, che già una volta in servizio era stata ferita da una pallottola, reagisce con la determinazione folle dell'eroe. Si mette in proprio con le indagini e inizia un gioco al massacro che la mette di fronte al carnefice. L'azione rapidissima, vivacizzata dalla lingua precisa del narratore e dalle accelerazioni dialettali dei personaggi, si trasforma in un dramma claustrofobico dove il tema dell'innocenza adolescenziale infranta incrocia, in una prospettiva peculiare, il connubio di maternità e redenzione.
Oggi Longo a Sassari. Andrej Longo sarà oggi a Sassari per presentare il suo libro. Appuntamento alle 18,30 nel nuovo Centro culturale “L’ultimo spettacolo”, in Corso Trinità 16, evento organizzato in collaborazione con la Libreria Koinè. A dialogare con l’autore sarà Sergio Scavio.
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