«Il gioco pericoloso delle identità contrapposte»
La scrittrice Suad Amiry parla di Palestina, della crisi siriana e del suo ultimo libro, “Damasco”
CAGLIARI. Là dove s’incrociano “virtù” e “fortuna”, si situa la resilienza dei palestinesi, raccontata con struggente ironia da Suad Amiry, scrittrice e architetto al festival Leggendo Metropolitano. Esordiente a cinquant’anni con un libro tragico ed esilarante come “Sharon e mia suocera”, Suad Amiry – che ha appena pubblicato “Damasco” per Feltrinelli – ha esordito sul palco spiegando come il termine resilienza (cioè la capacità di riorganizzare la propria vita in situazioni molto drammatiche come la guerra) sia perfetto per definire i palestinesi come i suoi personaggi.
«Sono nata in Giordania, da una famiglia di rifugiati – ha esordito la scrittrice – Mio padre, che come tanti è stato buttato fuori da Jaffa nel 1948, mi raccontava della sua casa. Mia madre è di Damasco, una città ricca di giardini, mercati, profumi, fontane. Nella casa del nonno materno sono cresciuta, divisa tra una presenza forte e un’assenza altrettanto forte». Innamorata del paradosso Amiry si dice una dislessica, scrittrice per caso nel 2002, quando l’esercito israeliano decide di occupare Ramallah e porre l’assedio alla Muqata, sede dell'autorità palestinese e di Arafat. «Un coprifuoco durato 44 giorni. Mio marito era in viaggio, io e mia suocera felici ognuna a casa propria. Ma coprifuoco significa che ti tagliano la corrente elettrica, che non puoi uscire e neppure scendere in giardino. Dovevo portare mia suocera a casa mia. Dopo tre tentativi falliti mi sono trovata sotto una doppia occupazione: fuori casa i soldati israeliani, dentro la suocera. Così ho iniziato scrivere: da una parte l’orrore dell’assedio, dall’altra i litigi quotidiani con mia suocera».
In tutti i libri di Suad Amiry la condizione palestinese acquista una dimensione quotidiana, la voglia di vivere pacificamente. «Credo che parte del problema dei palestinesi sia nel fatto che anche quando parliamo di noi dimentichiamo di mettere un nome e un volto. Chi pensa i palestinesi li identifica con guerra, terrorismo, morte. Invece io racconto la nostra capacità di vivere nonostante il fatto che tra Gaza e la Cisgiordania, in un territorio molto più piccolo della Sardegna, ci siano 800 posti di blocco israeliani, per cui non sai mai se e quando riuscirai a raggiungere il posto di lavoro, l’ufficio o l’ospedale. Non racconto eroi idealizzati ma personaggi reali, preferisco descrivere la nostra vita dove i giornali parlano solo di guerra anche perché trovo sia una pessima idea raccontare una tragedia in modo tragico».
Mentre nella locatio dei Giardini Pubblici il maestrale incalza la notte, Suad Amiry, avvolta di bianco, infila i suoi racconti surreali: il cane con passaporto israeliano che può entrare a Gerusalemme o le identità della Palestina, «terra stratificata dove vissero cananei, ebrei, bizantini, ottomani e così via. Gli israeliani si pensano come una sola identità. Io mi sento araba, palestinese, libanese, musulmana. Forse la più forte identità è quella mediterranea. Sono i politici che giocano il tema identitario in modo pericoloso. Nei miei libri racconto la felicità d’avere un padre palestinese, una madre siriana, un nonno turco: più siamo mescolati più la nostra mente è aperta alle altre culture. Quella palestinese non è un’identità: è una causa politica. Uno sposa la causa palestinese come quella dei neri sotto apartheid in Sudafrica o negli Stati Uniti. Fai tua la causa di chi subisce un’ingiustizia, anche se non sei palestinese. Pensateci bene: al mondo non ci sono occupazioni militari di territori se non quella di Israele in Palestina».
Infine l’ultimo libro, “Damasco”, che racconta una città straordinaria: «Ogni volta che uno scrittore sta per perdere qualcosa sente il bisogno di scriverne. Oggi la Siria è raffigurata come un cumulo di macerie e i siriani come rifugiati. Io volevo raccontare la bellezza delle case, dei cortili, della cultura, della musica, del cibo attraverso tre generazioni della mia famiglia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
