La Nuova Sardegna

«La conoscenza in campo contro tutte le ingiustizie»

di Giacomo Mameli
«La conoscenza in campo contro tutte le ingiustizie»

Intervista con l’antropologo Marc Augè, oggi a Cagliari sul tema della felicità «Lo scandalo dei migranti che muoiono in mare nell’indifferenza generale»

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CAGLIARI. Marc Augè – oggi alle 19 parlerà ai Giardini pubblici di Cagliari ospite con Filippo La Porta del festival Leggendo Metropolitano – non va sulla cronaca ma sull’attimo. Il grande antropologo francese, l’inventore dei “non-luoghi”, nella hall di un albergo sotto il Terrapieno parla come se stesse dettando: «Mentre parliamo, nel Mediterraneo stanno annegando altre centinaia di persone. C’è un mondo che parla sereno mentre un altro viene inghiottito dal mare o erige barriere. È un movimento migratorio di cui l’umanità intera dovrebbe vergognarsi perché i trafficanti d’uomini sono un fenomeno abominevole. In attesa di soluzioni politiche bisogna agire sui trafficanti d'uomini. Ripeterò in eterno che i migranti di oggi sono gli eroi dei tempi moderni».

Perché l'Occidente non accetta questo esodo? Noi occidentali vivremmo in un campo profughi del Darfur? È un fenomeno da governare non da esorcizzare.

«Noi abbiamo i nostri agi. Davanti a noi che restiamo abbarbicati ai nostri luoghi – e guai a chi ce li tocca – altri uomini vengono inghiottiti dai marosi. Il luogo Mar Mediterraneo è diventato un oceano fra Europa e Africa senza croci e senza bare, il mare nostrum è ormai il nostro cimitero, il luogo di funerali collettivi mai visti nella storia dell’umanità. L’avventura dei migranti – di bambini e bambine – è la prova che in certe occasioni si può rompere con il territorio, volersi liberare dei propri radicamenti culturali, dimostra che i luoghi si possono lasciare. Ecco perché, in questo senso, partire è eroico. Tutti vogliamo tornare a Itaca, non fuggirne. Eppure per le guerre, per la fame, per i contrasti religiosi, si sente il bisogno impellente di rompere anche con le radici. Per la sua complessità è un dramma difficile da accettare per chi i migranti dovrebbe accogliere».

La politica non governa questo esodo biblico, urla ma non ragiona. Il voto austriaco docet, idem potrebbe avvenire con Marine Le Pen, il leghista Salvini fa politica con le felpe.

«Molti hanno perso la luce dell'Illuminismo, la ragione è stata messa sotto scacco. Ma non credo che il successo del Front national durerà a lungo. È significativo ciò che esprime: il rifiuto dell’altro e la mancanza di fiducia nell’avvenire. Fenomeni più gravi dei risultati elettorali di madame Le Pen, peraltro ottenuti in presenza di un tasso d’astensione altissimo. La gente ha paura perché chi arriva è sospettato di voler ricreare – in Francia, in Italia, in Germania, ovunque approdi – vecchie solidarietà, si teme che possano nascere nuovi comunitarismi pericolosi. Ma dobbiamo capire che, comunque la si pensi, le politiche d’integrazione sono difficili, perché si basano su processi educativi che hanno tempi fatalmente lunghi. Il fenomeno migratorio cesserà di essere un incubo quando l’Occidente avrà capito le ragioni delle fughe, dell'esodo. E quando capirà che vanno attuate politiche di crescita nei luoghi dai quali si fugge».

Esplodono anche le disuguaglianze. E non solo in Europa.

«È vero. È devastante la disuguaglianza economica fra i ricchi di Rio de Janeiro che viaggiano in elicottero e i meninos de rua che muoiono di fame. Ma la disuguaglianza che più mi opprime è quella della conoscenza: il figlio-studente di un docente di Harvard ha la stessa intelligenza del figlio di un contadino o di un pastore sardo. Ma quei due studenti non hanno la stessa possibilità di accesso all’istruzione. Ecco lo scandalo. Ecco il mondo spaccato in due. Il dividing culturale, anche con l’esplosione dei new media, accentuerà le disuguaglianze nel mondo. Vorrei creare una Carta dei Diritti alla Conoscenza con lo stesso spirito della Carta dei Diritti dell’Uomo. È la rivoluzione più necessaria di questo millennio: rendere l’uomo uguale in ogni angolo dei cinque continenti, dare tutti – lo ripeto fino alla noia – le stesse opportunità di accesso al sapere. Invece succede il contrario».

A che cosa sta pensando?

«Anche ad altre differenze che non accetto, a quelle mostruose nei salari: i manager di una banca o di un’industria – che semmai falliscono – hanno salari duemila volte superiori agli operai, anche ai tecnici informatici con laurea e master. Le super liquidazioni sono un paradosso che va rifiutato in questa società plutocratica per pochi e primitiva per molti».

Traguardo difficile con una Onu che conta sempre meno e un’Europa che si sbriciola.

«È un momento difficilissimo, di trapasso. La società appare sempre più immobile, ciascuno tende a chiudersi nei propri quartieri, nelle scuole non si accetta né il diverso né lo straniero».

Il primato non è più della politica ma della finanza, anche di quella più sfrontata che offre spazzatura ai clienti. Processo irreversibile?

«Mi auguro di no, ma la situazione è quella appena descritta. Credo, o spero, che gli scandali finanziari diano ai cittadini-elettori la forza di intervenire per evitare il ripetersi di queste truffe. Tale processo dovrà essere governato dalla politica. Solo così potrà riprendersi il primato. È anche interessante la voglia – in molto Paesi – di creare un sussidio universale. Se avvenisse potrebbe tornare la buona politica».

Lei ha tessuto l'elogio dei bistrot parigini, anche della bicicletta lungo la Senna. Noi potremmo tessere l’elogio del nuraghe.

«Il nuraghe è il marchio del luogo-Sardegna. E il nuraghe, per il suo megalitismo, per essere testimone della storia, è l’immagine dell’uomo-ciclope. Anche la Sardegna ha i suoi giganti di pietra, eroi dei vostri luoghi di ieri ma sono anche eroi della Sardegna di oggi. Anche per i vostri giganti occorre avere maggiore conoscenza artistica e archeologica. Mi sembra di vedere, nei villaggi circolari, i talk show del passato. Sono stati uno dei primi luoghi comunitari dell’homo sapiens».

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