Pio d’Emilia a Sassari per raccontare il disastro di Fukushima
Un film sugli effetti dell’esplosione della centrale nucleare Domani pomeriggio proiezione e dibattito all’Università
SASSARI. Ci sono date che restano dolorosamente impresse nella memoria di una nazione. Per i giapponesi una di queste è l’11 marzo del 2011. Uno dei più violenti terremoti di sempre, con epicentro al largo della costa del Tohoku, regione nordorientale del Paese del Sol Levante, segna un momento drammatico nella storia recente del Giappone. Scosse potentissime anche a diverse centinaia di chilometri, ma soprattutto quel mostruoso tsunami causa principale delle oltre 15mila vittime registrate in quei giorni. Una catastrofe naturale che si porta dietro anche l'incidente nucleare di Fukushima. Disastro di cui certo si è detto e scritto molto al tempo, ma sul racconto di quanto accaduto, sulla ricerca della verità ha anche pesato l'occultamento dei fatti e una disinformazione che non ha aiutato a chiarire la vicenda.
«Tutti colpevoli, nessun colpevole, come in guerra» si legge nella locandina del docufilm “Fukushima: A Nuclear Story”, che a cinque anni di distanza offre uno sguardo inedito e completo della tragedia ripercorsa attraverso gli occhi di Pio d’Emilia, corrispondente di Sky TG24 e primo giornalista straniero ad arrivare sul luogo dell'incidente. Il documentario sarà presentato oggi a Cagliari, allo Spazio Odissea, e domani a Sassari nel corso di un evento organizzato dal Dipartimento di scienze politiche, scienze della comunicazione e ingegneria dell'informazione, in collaborazione con il Cineclub Sassari nell'ambito del Sardinia Film Festival (che si terrà a fine mese). L'appuntamento all'Università è alle 17 nell'Aula Rossa in viale Mancini. Saranno presenti Pio d'Emilia, coautore e protagonista, e Christine Reinhold, cosceneggiatrice e produttrice. Interverranno inoltre Paolo Puddinu, docente di Storia e istituzioni dell’Asia, e Antonietta Mazzette, direttrice del Dipartimento.
Il documentario è diretto e montato da Matteo Gagliardi che ha trasformato in un film (usando anche ricostruzioni animate) il materiale giornalistico di Pio d’Emilia, il quale aveva già raccontato la tragedia di Fukushima in un libro: “Lo tsunami nucleare. I trenta giorni che sconvolsero il Giappone”. Corrispondente per l'Asia orientale di Sky, dopo aver scritto per diverse testate, il giornalista italiano vive in Giappone da oltre trent'anni. Il giorno del terremoto si trova a Tokyo e senza pensarci un attimo decide di partire per raggiungere le zone colpite dallo tsunami.
Dopo aver viaggiato attraverso le città e i paesi colpiti dalla devastante onda anomala ed essere furtivamente entrato nella ‘no go zone’, la zona di venti chilometri intorno alla centrale nucleare evacuata dal governo, Pio d'Emilia riesce a raggiungerne i cancelli di ingresso. Nella sua lunga ricerca per capire che cosa stesse succedendo nel susseguirsi di eventi e decisioni governative durante e dopo la tragedia nucleare, il giornalista raccoglie centinaia di ore di materiale girato: immagini scioccanti, interviste agli abitanti delle zone colpite e alle autorità.
In un’esclusiva intervista a parlare è anche l'allora premier Naoto Kan che rivela come un evento fortuito, la rottura di una valvola, abbia limitato i danni che in caso contrario avrebbero coinvolto un’area molto più ampia del Paese. Resta ovviamente un grave incidente, con conseguenze che si fanno ancora sentire: le migliaia di sfollati, il pericoloso meltdown dei reattori, la fobia delle radiazioni. Naturale quindi chiedersi se è ancora legittimo e sostenibile produrre energia con il nucleare, un sistema che si conferma ad altissimo rischio. Domande che a dire il vero non sembra porsi l’attuale governo del conservatore Shinzo Abe, che vorrebbe riaprire le centrali. Difficile il popolo giapponese glielo consenta. Un popolo segnato da questo disastro come racconta Pio d'Emilia che con il suo lavoro offre anche una lezione di grande giornalismo. Di umanità e schiena dritta.
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