Se la magia del Salento incontra la Gallura
Paolo Fresu presenta “La prima rondine” e il suo concerto con il cantante dei Negramaro Giuliano Sangiorgi
BERCHIDDA. Sardegna e Salento. Isola e penisola. Insula era per i latini la terra emersa, e penisola è per tutti quella circondata dal mare e collegata alla terraferma.
Luoghi che si assomigliano e che hanno molte cose in comune al punto da poter essere entrambi isole per conformazione antropologica e assonanze.
Non solo quelle della latitudine (Lecce è più o meno all'altezza di Olbia) ma soprattutto quelle della lingua e della musica tradizionale che raccontano due popoli incredibilmente simili. Ballu tundu e taranta, canti a tenore e pizziche.Sarà per questo che il Salento mi accoglie da molti anni come fossi uno di loro al punto da avermi concesso la cittadinanza onoraria di Sogliano Cavour. Per gli stessi motivi noi accogliamo gli amici salentini con i quali c'è un saldo rapporto di amicizia e di stima oltre che di fertile collaborazione artistica e musicale.Stavolta è il concerto berchiddese del 24 giugno a suggellare ancora una volta questa empatia. Quella tra il cantante (ma anche paroliere e compositore) Giuliano Sangiorgi dei Negramaro (da non confondere con il vitigno autoctono salentino Negroamaro dal quale proviene forse il nome di uno dei gruppi più acclamati d'Italia), il sassofonista Raffaele Casarano e il sottoscritto. A noi si aggiunge uno straordinario pianista pugliese che, seppure non salentino, ha molto a che fare con la penisola per temperamento e poesia.Ogni volta che vado in quel lembo di terra di confine mi chiedo quale sia il motivo di questo sentirmi a casa e le risposte le trovo negli sguardi dei suoi abitanti oltre che nei colori e nella qualità della luce che è livida.
Non è solo il sole e il profumo del ginepro ad avvicinarci. E' anche il verde della macchia mediterranea e delle distese di ulivi che si stagliano nel bianco calcareo del barocco leccese. E se la musica crea un ponte ideale tra i due luoghi, simili seppure nella loro distanza, è forse la migrazione delle rondini, stavolta da noi chiamate in causa in questa giornata di festa, a raccontarci sinergie e similitudini.Rondini che si spostano tra i continenti del mondo e che portano semi da far crescere dove la terra non li aveva accolti prima. Rondini che, come tutti gli uccelli migratori, risultano una sorta di Google Earth capace di fotografare, come un satellite in movimento, lo stato del nostro pianeta.
Ecco perché la serata del 24 giugno ha come titolo "La prima rondine" e prova a mettere in comunicazione isole e penisole anticipando con questo incontro tra artisti il festival internazionale di jazz che è alle porte.
Se i greci chiamavano il Salento "Messapia" (terra tra due mari) è altrettanto poetica la definizione data alla Sardegna: "Sandalion", per la conformazione costiera dell'isola che assomiglia all'impronta di un piede e dunque di un sandalo.
Un piede e un tacco, quel Salento sul quale poggia la nostra Italia, che hanno a che spartire con il movimento e con il librarsi verso l'ignoto. Impronte in dinamica tensione che si protendono verso il viaggio e che, attraverso la musica, diventano il ponte capace di legare due luoghi e due mari. Chissà se esiste un legame tra il rivolgersi verso il cielo dei trulli della Valle dell'Itria e i nuraghi dei protosardi.
Forse gli antichi greci lo sapevano. O forse lo conoscono coloro che credono ancora in un Mediterraneo migrante e capace di accogliere, come quando si gioisce all'arrivo delle rondini in primavera.
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