La Nuova Sardegna

Rosetta Loy racconta le seduzioni della nostalgia

di Giuseppe Mussi
Rosetta Loy racconta le seduzioni della nostalgia

“Forse”: autobiografia delicatissima, un libro sulla dolorosa necessità del ricordo Pagine di leggerezza e grazia straordinarie, restituite da una scrittura cristallina

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In un momento di frequentatissime ibridazioni tra materia autobiografica e libertà romanzesca è certamente coraggioso scegliere di offrire al lettore un racconto intimo della propria vita senza alcun filtro e senza artifici; condividendo la rielaborazione del ricordo e della memoria a nudo, forti – paradossalmente – di una straordinaria vulnerabilità.

Rosetta Loy, con il suo ultimo lavoro, Forse (Einaudi, 170 pagine, 18,50 euro), sceglie questo percorso e lo affronta con invidiabile leggerezza e agile grazia, restituite da una scrittura cristallina. La rielaborazione dei ricordi («forse / il modo più tormentoso / di dimenticare / e forse / il modo più gradevole / di lenire / questo tormento», come recita l’epigrafe tratta da Erich Fried) è focalizzata, qui, dalla scrittrice, interamente sulla scoperta della «vita adulta», che giunge inesorabile a sancire la fine di un’infanzia e di un’adolescenza orientate da un avido desiderio di scoprire: la propria identità, il proprio posto nel mondo, attraverso i giochi, i luoghi, i libri, i sentimenti e il corpo.

Sono gli anni della Seconda guerra mondiale e del dopoguerra, vissuti nella protezione di una famiglia benestante e, insieme, dell’innocenza e dell’incanto dell’infanzia. Si avvicendano amicizie e infatuazioni, fino ai primi amori e al primo bacio: «La mia ignoranza sessuale è un abisso dove l’uso della lingua è pressoché ignoto, e le guance mi bruciano mentre cerco di corrispondere a quanto ci si aspetta da me».

E sono gli stessi anni della scoperta di una vocazione, complice il regalo per i diciassette anni di una macchina da scrivere Lexicon, mentre la lettura ostinata di Salgari, Elinor Glyn e Jack London lascia il posto a Balzac, Flaubert, Melville, Vittorini e Pavese. La vera «vita adulta» arriverà per Rosetta Loy a venticinque anni, in seguito al traumatico parto della sua prima bambina: «La giovane donna che alle cinque del mattino era entrata in clinica non esisteva più. Era morta in quell’orrendo cortocircuito durato quattordici ore».

«Forse» è un’autobiografia delicatissima che vince qualsiasi pudore voyeuristico del lettore per la sua grande capacità di coinvolgimento – notevole anche la scelta dell'uso del tempo presente – e per la restituzione mai artificiosa di uno sfondo storico in cui l’estrema attenzione e la cura per ogni dettaglio trasformano le vicende più personali in preziose pagine di storia collettiva. Un libro sulla dolorosa necessità del ricordo e sulla nostalgia, con le sue seduzioni e i suoi pericoli.

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