Tra jazz e arte visiva: i tempi della seduzione
Oggi la Festa della musica, Gavino Murgia suona a Roma
Oggi Gavino Murgia suona per la Festa della musica alla Galleria d’Arte moderna di Roma invitato dalla direttrice Cristiana Collu. Due protagonisti sardi della cultura si confrontano sui temi dell’arte di oggi. Tempi difficili: tra seduzione e consumo, ricerca e provocazione.
Dova va l’arte ?
Gavino: Viviamo i tempi della seduzione (ma userei il termine “ruffianesimo”). E il solito trucco con cui si propongono note belle e vellutate, il più possibile rassicuranti ed esterofile in modo tale da mimetizzarsi con i big d’oltre oceano che, al contrario, in quanto esponenti della loro cultura sono realmente dei big, mentre in Italia è un proliferare di cloni dei cloni.
Cristiana. Parli di anestesia e cosmesi, overdose fino alla nausea e perdita di coscienza e conoscenza. Può darsi ma forse l’analisi di una deriva, caro Gavino, fa rimpiangere il passato a chi non ha buona memoria. Il tempo che ci tocca vivere è il nostro, è questo e più che stare a guardare il naufragio vale sempre la pena buttarsi in acqua a portare soccorso.
Gavino: Sì però tanti musicisti tendono all’appiattimento, ad ammaliare e a dare sensazioni che non provochino shock, fratture mentali. Si cerca altrove con la paura che il pubblico mediocre pensi che ti ispiri a una sottocultura: la tua.
Cristiana: Gli artisti parlano del tempo presente, costruiscono la nostra eredità, lo fanno da sempre però e di questo si fanno carico e si rendono responsabili, provano a staccarsi dalla cronaca e dal racconto per restituire una visione che fa stare in tensione il paradosso di qualcosa di così unico e individuale che nonostante può arrivare a parlare per tutti.
In Sardegna l’arcaico pare sempre presente in ogni forma della nostra arte...
Gavino: Per me le radici sono fondamentali: le lezioni più importanti le ho avute dai giganti Coltrane, Don Cherry, Art Ensemble of Chicago. Questi, per creare il loro linguaggio, hanno attinto dal loro passato. Ma lo stesso messaggio l’ho percepito da tanti artisti sardi che hanno reso la loro arte universale.
Di recente ho suonato con Francisco Mela uno dei batteristi più importanti al mondo (collaboratore di Chris Potter, Mcoy Tyner, John Scofield etc) il quale mi ha raccontato la sua infinita ricerca tesa a coniugare la matrice cubana più profonda, dalla quale lui proviene, con la lezione del jazz afro americano. Ecco questo è il punto esatto sul quale, per dire e creare cose nuove com’è nel vero spirito del jazz, ci si deve avventurare e muovere.
Cristiana: E poi la questione dell’arcaico è sempre mal posta, o si parla di arcaico facendo riferimento all’origine, dunque all’inizio, a qualcosa che è sempre germinale e sempre presente, oppure il rischio è che si trasformi in una nostalgica consolazione, in qualcosa che affascina e seduce precisamente perché perduto per sempre. Non ho questo tipo di sguardo retrospettivo, in generale penso che come quando guidi lo specchietto retrovisore lo usi quando devi superare. L’eredità non è una parola da declinare al passato, al contrario è essa stessa il legame e si dà nel presente. Forse è la questione più scottante del nostro tempo
Cosa significa “interpretare” la musica e l’arte: un curatore di arti visive è come una specie di direttore di orchestra?
Gavino: Interpretare la musica altrui è una cosa abbastanza delicata, per vari motivi, ma fondamentalmente significa cogliere un messaggio che è stato lanciato “nell’aria”e dare una nuova veste. Una sorta di staffetta con una corsa senza fine, non esiste un arrivo nella ricerca e nella volontà di fare arte.
Cristiana: Sarebbe magnifico, vorrei diventare subito un curatore di arti visive,
Non ti senti direttrice d’orchestra nello scegliere l’ordine di un’esposizione?
Cristiana: Non ci ho mai pensato, ci farò caso la prossima volta. Quello che mi è successo però è stato quello sentire la musica, come se le mostre risuonassero, ma forse più spesso se la cantano e se la suonano?
L’arte ha ancora la capacità di influire sulla storia? O è solo una mutazione interiore?
Cristiana: Questa domanda, ha un sapore epocale e poetico e ti dà ragione, l’arte influisce sulla storia ed è una mutazione interiore. Pensiamo semplicemente all’espressione “immaginario collettivo”, ecco è il mondo delle immagini che segna le nostre profonde trasformazioni.
Gavino: Quando suono musica antica come Monteverdi rivivo quelle sensazioni profonde. Così le nostre launeddas o il canto a tenore: un endemismo sonoro che mi fa rivivere in un mondo del tutto nuovo: antico e moderno allo stesso tempo. Il fatto è che siamo circondati da musica inutile: perché l’arte ci parli di nuovo in maniera forte dobbiamo avvicinarci con rispetto, interrompere il consumo e ritornare all’esperienza profonda.
Che musica ascolti Cristiana, e un quadro per Gavino?
Cristiana: Boum di Jacques Trenet e la musica di Gavino Murgia.
Gavino: Ho rivisto da poco il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca alla National Gallery di Londra. La sezione aurea, la geometria come poetica. Insomma pura armonia, in fondo, musica.
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