La Nuova Sardegna

Un cielo di stelle e gli amori concessi agli umani

di MASSIMO ONOFRI

di MASSIMO ONOFRI Cena sotto casa qui ad Alghero, dopo un pomeriggio di bella letteratura. E mi faccio una bella chiacchierata col simpaticissimo cameriere. Argomento: le pene d’amore. Quale amore?...

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di MASSIMO ONOFRI

Cena sotto casa qui ad Alghero, dopo un pomeriggio di bella letteratura. E mi faccio una bella chiacchierata col simpaticissimo cameriere. Argomento: le pene d’amore. Quale amore? Tutti quelli concessi agli umani. Arrivo lì dopo aver terminato la lettura di “Le serenate del Ciclone” (Neri Pozza Edizioni, 580 pagine, 18,00 euro), l'ultimo struggente romanzo di Romana Petri, che ha vinto proprio ora il premio “Roma”.

Vi s’accampa suo padre, famosissimo cantante lirico e attore, che affascinò Herbert von Karajan e Maria Callas (memorabile il suo “Don Giovanni”), morto a 63 anni per un aneurisma addominale: uomo di titanica complessione, impetuoso e dolcissimo, cavaliere antico ma, all’uopo (guai a toccargli figli e moglie), mezzo Sansone e mezzo Barbablù. Ucciso forse dal rancore e dall’ingiustizia.

Romana scrive un libro di grande prepotenza biologica su un padre che non avrebbe mai voluto diverso da come fu, amato sino allo stremo e scomparso troppo presto. Si può amare più di così? No, non si può. Penso a mia figlia e al primo libro, di sicuro questo, che le regalerò quando avrà giusta consapevolezza. Le volute di fumo dell’antico toscano salgono placide verso le stelle, dentro la notte dolce. Mentre sogno di riprendermi la vita: quella di tutti gli uomini di buona volontà. Nulla di più.

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