La Nuova Sardegna

«Per la base di Perdas il futuro sta nella scelta della ricerca spaziale»

di Giacomo Mameli

Ieri a Quirra l’incontro con l’astronauta Roberto Vittori I progetti per lasciarsi davvero alle spalle i giochi di guerra

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PERDASDEFOGU. Il futuro non si chiama aeronautica ma aerospazio. Il futuro non si chiama Poligono militare ma sperimentale. Perché uno dei traguardi «per creare nuovo lavoro è il la ricerca scientifica e il turismo aerospaziale». Tutta la Sardegna, con la base di Quirra collegata a Decimomannu, Fenosu e Tortolì, «è un laboratorio ideale per studiare nuovi scenari tecnologici. E Perdasdefogu è il posto perfetto, ha strutture sofisticate e spazi adeguati», ha detto ieri il generale di squadra aerea Roberto Vittori, che non ama essere chiamato astronauta ma «pilota d'alta quota».

Divisa blu con logo Esa e banner tricolore, 52 anni, di Viterbo, sposato, tre figli, laurea in Scienze aeronautiche, addestramento dell'Air Force in Texas, collaudatore al Navy Test Pilot in Maryland e alla Safety School di New Messico, primo italiano partito da Baikonur, ingegnere di bordo sulla Soyuz, oggi number one per lo spazio all'ambasciata di Washington, Vittori è davvero volato ad alta quota, tra i 10 e i 100 chilometri sopra la nostre teste, tecnicamente “volo suborbitale”, quello che in novanta minuti può trasportati dall'Europa agli Stati Uniti. Lo ascoltano esperti in divisa, amministratori comunali, carabinieri e finanzieri, il presidente del Distretto aerospaziale della Sardegna Giacomo Cao (università di Cagliari), l’ex addetto scientifico dell'ambasciata di Washington Alberto Devoto, piloti privati, imprenditori convocati dal comandante del Poligono Giorgio Russo.

Tema dell'incontro proprio “Il volo suborbitale, sfide e opportunità”. Opportunità che si stanno cogliendo Oltreatlantico col Virgin Group di Richard Branzon, l'Armadillo e il Project Enterprise, i corsi alla Keio University di Jokohama. E l'Italia? Per ora nicchia. E l'Europa? Lacerata com'è, nicchia pure lei.

Opportunità che la Sardegna avrebbe ma rischia di perdere mentre Puglia e Friuli si sono già «mosse positivamente per ospitare sperimentazioni suborbitali, vertenza-droni docet». Ma le potenzialità di Quirra sono «maggiori per spazi e attrezzature», ha insistito Vittori. «Occorre puntare sulla ricerca, deve coinvolgere università, scuole superiori e imprese con ricadute economiche sui territori».

Ricerca aerospaziale che a Perdasdefoguaveva visto il battesimo, tra la fine degli anni ’50 e per tutti gli anni ’60. Allora l'Italia divenne terza dopo Stati Uniti e l'ex Urss. Era stato un ingegnere aeronautico, Luigi Broglio, a scegliere Foghesu, a costruire la Torre Gigli nell’altipiano di Sa Fraigada per lanciare Dragon, Nike e Skylark, a vedere giornalisti di mezza Europa interessarsi di «stelle in un paesaggio di capre e pietre», aveva scritto l'inviato del Corriere della Sera Egisto Corradi.

Prossimo briefing? «Dopo Luca Parmitano, adesso Samantha Cristoforetti», azzarda con un sorriso il sindaco Mariano Carta. Lo sperano anche i sindaci di San Vito (Marcantonio Siddi), Muravera (Marco Falchi), Castiadas (Quintino Sollai), Lotzorai (Antonello Rubiu), il presidente della commissione Programmazione del Consiglio regionale Franco Sabatini che ha proposto una conferenza a Cagliari, «perché tutti sappiano». Carta: «Vorrei che con la prima donna italiana nello spazio venisse il ministro Stefania Giannini. Per dirci che il governo vuol rendere sperimentale questo poligono e rendere reale la ricerca scientifica sotto Monte Cardiga». Era successo negli anni ’50 e ’60 con Luigi Broglio generale con due lauree e professore a La Sapienza e tanti Egidio Lai manovale con cazzuola e martello. C'erano i presidi di Fisica di oltre venti università europee. Erano insieme scienza e manodopera. C’era lavoro. Quanto sarebbe rivoluzionario il ritorno a su connottu.

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