Con Nené e Greatti alla fine del mondo
“Un’estate sudamericana”, il libro di Antonello Deidda
Un’avventura di cinquant’anni fa, che restituisce al calcio quella dimensione eroica ormai sorpassata dai tempi, dal business e da uno sport che ha cambiato pelle. Il libro di Antonello Deidda «Un’estate sudamericana» (editore Cuec con il supporto della Fondazione Banco di Sardegna, 224 pagine, 15 euro) riporta il lettore indietro nel tempo, a una tournée del Cagliari calcio in Argentina, Perù e Paraguay nel 1966.
Quaranta lunghi giorni finiti nel dimenticatoio e che lo scrittore e giornalista cagliaritano ha fatto riemergere dalle nebbie dell’oblio con un lavoro di ricerca certosino. Anche i giornali dell’epoca ignorarono bellamente quella trasferta, distratti in campo sportivo dai mondiali giocati in Inghilterra e finiti male per la nazionale azzurra allenata da Edmondo Fabbri. Di quella trasferta rimane una testimonianza fotografica: la squadra rossoblù sbarcata all'aeroporto di Asuncion, capitale del Paraguay, e accolta da un manipolo di emigrati con uno striscione con la scritta «Forza Casteddu». Ma a rendere viva la narrazione ci sono i racconti dei protagonisti di quella tournée, come Rino Varsi, quartese che dicono nato in un campo di calcio visto che il padre era il custode del campo di via Pola. O come Piero Giagnoni e Michele Moro, di Olbia, due che danno davvero del tu al pallone. Con loro una schiera di eroi del calcio rossoblu di quel tempo. Nené (che ha una fifa boia dell'aereo), Gallardo, Greatti (il regista), Mattrel (portiere con il ciuffo alla Little Tony), i difensori Pino Longoni, Raffello Vescovi e Mario Tiddia di Sarroch, l’ala Visentin. Mancano i due big: Franco Rizzo, convocato per i mondiali d'Inghilterra ma mai utilizzato, e Gigi Riva, anche lui portato ai mondiali da Fabbri ma solo in veste di turista.
La squadra, dopo lo sbarco a Buenos Aires, esordisce contro il Rosario Central e perde 2-0. Identico punteggio contro l’Argentina B, sul campo di Buenos Aires del San Lorenzo (la squadra di Papa Bergoglio). Quindi a Mar del Plata la prima vittoria, con una selezione locale per 3-1.
Via via Deidda snocciola i vari appuntamenti di quella lunga trasferta, ma il tutto è semplicemente la scusa, il filo conduttore per raccontare quell’epoca, il mondo del cinema e della musica, la moda, la politica e i personaggi di Cagliari. Come un pugile che di soprannome fa «il toro di Saint Tropez» e che si reca in Argentina a incontrare Monzon. Un certo Cipollina che ama le donne, se ne va da Cagliari e trova alloggio alla fin del mundo, a Ushuaia, in Patagonia dove organizza la partita più lunga del mondo. Vero, falso? Antonello Deidda non lo dice. Chissà?
Vero è che nel 1966 si registra la maggiore percentuale di oreri e sfaticati tra i giovani cagliaritani e nei cortili non si gioca più con le palline ma con i tappi. Tutto folle e sconclusionato com’ è quell’anno indimenticabile di cui una canzone del Quartetto Cetra, «Juanita Banana», è lo colonna sonora. Senza dimenticare naturalmente i Barritas di Benito Urgu (che passano alla storia per la prima e unica messa beat della storia) e Vittorio Inzaina, da Telti, Gallura, vincitore a sorpresa ma mica tanto del Girofestival. Uno spaccato della storia anni Sessanta, che funziona come ideale prosecuzione dell’altro volume di Deidda dedicato al Cagliari, «Eravamo giovani nel ’67», scritto un anno fa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
