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un londinese a sassari

«La mia vita messa in crisi da un voto che non mi appartiene»

«La mia vita messa in crisi da un voto che non mi appartiene»

SASSARI. Londinese, dal 1989 trasferito in Italia, due figli nati a Sassari e in possesso del doppio passaporto, titolare di una scuola (“The English Centre”) che quest’anno compie trent’anni e nella...

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SASSARI. Londinese, dal 1989 trasferito in Italia, due figli nati a Sassari e in possesso del doppio passaporto, titolare di una scuola (“The English Centre”) che quest’anno compie trent’anni e nella quale migliaia di sassaresi di tutte le età hanno imparato la lingua inglese. Paul Rogerson è l’esempio “di che cosa sia stata la Brexit per i cittadini del Regno Unito che vivono e lavorano nell’Ue: «Intanto dovrò prendere la cittadinanza italiana – racconta –, finora avevo un permesso di residenza a tempo indeterminato per lavorare nell’Ue. Nell’Unione europea, appunto... Non l’avevo mai presa un po’ per mantenere le radici, un po’ perché pensavo che prima o poi si sarebbe completato un processo politico che mi permettesse di votare nel paese dove lavoro e pago le tasse. Tra l’altro non posso votare nemmeno a casa mia perché in Inghilterra dopo 15 anni perdi il diritto».

A livello burocratico le incertezze non mancano: «Che fine faranno i contributi che ho versato all’Inps? Per la tessera sanitaria come funzionerà?». E poi ci sono i problemi legati all’attività professionale: «Nel breve periodo il calo della sterlina può essere un vantaggio ma presto avremo il problema del reclutamento, che finora è stato facilissimo. Andare un anno a lavorare in Italia potrebbe porre gli stessi problemi burocratici di un’esperienza in Russia o in Asia, a questo va aggiunto il taglio dei voli Ryanair: rischiamo di diventare molto meno attraenti».

E poi c’è l’aspetto personale, più intimo: «Vivo la Brexit come una sconfitta culturale, non mi sento rappresentato da un voto frutto soprattutto dell’incertezza, di una nostalgia della Gran Bretagna di altre epoche che forse nemmeno è mai esistita. E soprattutto è una sconfitta per come intendo il mio lavoro, insegnare la lingua inglese ormai ha assunto un concetto più ampio, significa insegnare uno strumento di comunicazione a tutte le persone che vogliono interagire col resto del mondo anche sul web e sui social media».(r.s.)

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