Sciola tra scultura e natura
Musica e cinema a San Teodoro per l’omaggio all’artista di San Sperate
SAN TEODORO. Un momento di intenso ricordo, in una commistione tra natura e arte, che resterà scolpito nella pietra. Il Festival del cinema di Tavolara ha aperto martedì sera alla Peschiera di San Teodoro la sua 26esima edizione con l'omaggio a Pinuccio Sciola, travalicando per un momento la celebrazione della settima arte e proiettando sullo schermo tutto quel nucleo di passione, visione e richiamo ancestrale che c'è stato e resta nelle pietre sonore del grande artista di San Sperate.
Ad aprire la rassegna di quest'anno "Born to stone" di Emilio Bellu, un viaggio nel lavoro di Sciola, tra San Sperate, la sua casa, il giardino sonoro, tra il suo lavoro e la sua opera. È un progetto pensato per raccontare l'opera dell'artista al mondo e per collegarla con la tradizione e la terra sarda.
A ricordare con commossa partecipazione, svelando al tantissimo pubblico presente l'arte di Pinuccio Sciola e il significato di quelle pietre e dei loro suoni, si sono alternate sul palco due persone che ne hanno condiviso l'opera ma anche l'amicizia. La prima è stata Daniela Pani, speleologa, che ha ripercorso quel legame nascosto tra Sciola e Tavolara. «Gli avevo mostrato le pitture rupestri di straordinaria bellezza e valore artistico contenute nella Grotta del Papa nell'isola di Tavolara – ha raccontato la Pani –. Lui ne era rimasto folgorato e aveva definito quelle pitture risalenti al neolitico come “la sintesi di una maturità pittorica”». Poi il riconoscimento nella sua arte di un compendio di nozioni scientifiche, che pur nella sua visione “naturalistica”, hanno portato alla scoperta di caratteristiche nascoste della roccia: l'elasticità e la trasparenza, opposte alla durezza e opacità che appaiono al primo sguardo. Calcare e basalto, immagini di rocce che diventano strumenti di una musica particolare.
Il documentario di Bellu ha restituito ancora una volta la grandezza rivoluzionaria di Sciola, ribadita poi dal breve filmato girato dal compositore e direttore d'orchestra Andrea Granitzio, che ha proiettato "Time persistance", il concerto nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma, nello scorso aprile, pochi giorni prima della morte, in cui i suoni della pietra accarezzata dalle mani di Sciola costituivano quel suono "primario" che accompagnava tutti gli altri strumenti musicali. Lo stesso Granitzio sta facendo un dottorato di ricerca in Inghilterra sui suoni che escono dalla pietra, suoni armonici e densi, non replicabili da nessuno strumento musicale. Otto delle pietre di Sciola sono state portate a Birmingham, per studiare una magia che anche a San Teodoro ha lasciato tutti a bocca aperta.
Dopo l'omaggio a Sciola il festival è proseguito con il primo film dell'edizione di quest'anno, "La pazza gioia" di Paolo Virzì, che ha trattenuto nello straordinario scenario della Peschiera il folto pubblico fin dopo l'una della notte. Un film apprezzato che ha visto applausi e lacrime soprattutto per le grandissime interpretazioni delle due attrici protagoniste: Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, che si sono inseguite in una gara di bravura. Sul palco a fare gli onori di casa l'attrice Chiara Francini, madrina per il secondo anno consecutivo, insieme a Piera Detassis, direttrice di Ciak e Marco Navone, dell'associazione Gli Argonauti, anime di un festival che sorprende sempre nel segno di una simbiosi tra arte e natura. E nel ricordo di Sciola. (g.m.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google