“Fiore”, storie difficili all’ombra di Tavolara
Il regista Giovannesi: «Ammaliato da questo festival»
OLBIA. Un “Fiore” a Tavolara, l'amore oltre le sbarre passando per i centri dello spaccio e la violenza di “Gomorra”. Protagonista il regista Claudio Giovannesi, “regista già emerso” come si definisce, certamente una delle rivelazioni del 2016. La nuova narrazione di Gomorra e un film come “Fiore” hanno consacrato Giovannesi, con la proiezione mercoledì alla Peschiera di San Teodoro che ha affascinato il pubblico .
«In Fiore ho voluto raccontare il tema di due ragazzi marginali, colpevoli per la legge, che si trovano in un carcere minorile con l'accusa di rapina - racconta Claudio Giovannesi -. Ho raccontato però i loro sentimenti, l'amore e l'amicizia che loro vivono come qualsiasi altro ragazzo, senza nessuna differenza tra un carcerato e una persona definita innocente». Un tema forte che rappresenta il contrappunto ideale al tema “Ragazzi e ragazze di borgata. Storie da raccontare” che è la chiave narrativa di questa 26esima edizione del Festival del cinema di Tavolara. Giovannesi è narratore di piccole e grandi storie, con “Fiore” che ha ricevuto gli applausi di pubblico e critica a Cannes nella rassegna Quinzaine des Réalisateurs, dopo il grande successo di “Alì ha gli occhi azzurri”. Giovannesi è stato rapito dalla magia di Tavolara. «Dopo Cannes posso dire che lo schermo della Peschiera di San Teodoro sia il più bello in cui é stato proiettato “Fiore” - spiega -. Un luogo incantevole che mi ha emozionato. Sono felicissimo di essere qui, credo sia fondamentale dopo un lavoro lungo tre anni vedere il volto del pubblico mentre guarda il tuo film».
Accanto a Giovannesi, anche se nelle vesti di regista, c'è Vinicio Marchioni, icona ideale del tema portante del Festival per il suo ruolo di culto del “Freddo” nella serie televisiva Romanzo criminale. Insieme a Cristina Donadio, la Scianel “Gomorra”, negli incontri in piazzetta a Porto San Paolo, forma una coppia potenzialmente esplosiva. Marchioni preferisce lasciare per un giorno da parte il ruolo che lo ha reso famoso per parlare del cortometraggio che stasera sarà proiettato sull'isola di Tavolara, “La (Ri)Partenza”, che celebra i 120 anni del cinema, un lavoro nato l'anno scorso sull'isola Tiberina, un film in bianco e nero, senza sonoro, girato in automobile. Una prova d'esordio impegnativa. «Sono contento di aver fatto questa esperienza, soprattutto perché spero di poter continuare la mia carriera come regista con un lungometraggio - racconta Marchioni -. Sono orgoglioso di portare il mio lavoro a Tavolara, un luogo meraviglioso per il cinema che conoscevo solo dai social e dai racconti entusiasti dei miei colleghi. Poi la direzione di Piera Detassis credo sia una garanzia di qualità». Lui, attore feticcio per gli appassionati del gangster movie, potrebbe anche raccontare storie di periferie e ragazzi di borgata dietro la macchina da presa. «Un tema ampio che il cinema ha usato con molta frequenza - spiega Marchioni -. Devo dire che le periferie delle grandi città sono una fucina di grandi storie. Potrei raccontarle partendo anche da Tavolara, dove riscopri il contatto con il pubblico. Noi lavoriamo per gli spettatori e nei grandi festival spesso non riusciamo più ad avere un rapporto diretto come qui».
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