La Nuova Sardegna

Anna racconta Sarah: «L’anima della divina»

di Roberta Sanna
Anna racconta Sarah: «L’anima della divina»

Domani la Bonaiuto sul palco di Nora per la Notte dei poeti

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NORA. «Aldilà di quella che può essere stata la bravura di Sarah Bernhardt e che non possiamo più di tanto immaginare, è giustamente ricordata come la divina, la diva che muoveva le folle in tutto il mondo, la prima donna a recitare Amleto. Una donna libera, un personaggio molto interessante». Anna Bonaiuto, protagonista domani sera in “La divina Sarah” di John Murrell sul palcoscenico del teatro romano, racconta i meccanismi dello spettacolo.

«L’autore la immagina nei suoi ultimi anni trascorsi in un’isola sulla Manica quando ormai non recita più, con una gamba di legno, perché nel fare Tosca si erano scordati di mettere il materasso. Una donna indomita, coraggiosissima – racconta l’attrice – che anche con la gamba di legno andava a recitare tra le truppe della prima guerra mondiale, e che ha vissuto sino alla fine la sua ossessione teatrale».

Nel testo la vedremo in scena insieme al segretario, interpretato da Gianluigi Fogacci. «Nel dettargli le sue memorie – spiega l’attrice – gli impone di interpretare le persone della sua vita, la madre, l’impresario, una monaca, costringendolo nelle varie parti. In effetti è una sorta di lavoro di autoanalisi. È un divertente gioco di equivoci e di ambiguità, insomma è una rara commedia intelligente». Nel suo spettacolo precedente Anna Bonaiuto ha interpretato Cristina di Belgioioso, straordinaria protagonista femminile del nostro Risorgimento. Potrebbe esserci un senso nella scelta di queste due figure. «Non era pensato – risponde l’attrice – ma ci deve essere stato il bisogno istintivo di parlare di donne importanti. Perché, come sappiamo, la fatica che una donna fa è trenta volte più grande di quella di un uomo, in tutti i campi. Ecco perché ha un senso raccontare due donne completamente diverse ma che tutt’e due hanno combattuto tutta la vita come delle leonesse per ciò in cui credevano – una per l’Unità d’Italia e la liberazione delle donne, l’altra per l’arte teatrale – ma rimanendo entrambe donne, femminili, belle, eleganti e con la forza di andare sulle barricate. Due donne che hanno creduto e lottato, una più riconosciuta, perché i francesi sanno vantare le loro donne, l’altra meno, perché gli italiani, più moralisti e più cattolici, le hanno sempre nascoste, a meno che non fossero Santa Maria Goretti. Sono due omaggi inconsci, in effetti non era pensato. Ma ora dico: parliamo di questi esempi di grandi donne. Per dimostrare che lo si può essere senza imitare gli uomini. Penso ci sia un antifemminismo di ritorno, perché all’inizio le donne hanno fatto una vera e importante rivoluzione, che ha lasciato ammutoliti gli uomini. Se vedo la differenza tra quello che era mia madre e la mia vita, c’è un abisso. Poi quando le donne hanno cominciato veramente ad esistere, nella politica, nel sociale, nell’arte, in una maniera molto evidente, questo ha disturbato, per cui da una parte c’è stato un dimenticare la propria natura cercando di somigliare al maschile, dall’altra gli uomini si sono stancati di avere delle rivali così forti e più ricche di loro. Perché indubbiamente le donne per loro storia hanno una tale capacità di cambiamento che l’uomo non ha perché non gli è mai stato chiesto. Le donne sono più abituate ad andare avanti, a lottare, anche a inferocirsi. Mentre gli uomini lo sono sempre stati e non capiscono perché debbano perdere qualche cosa. Quindi il problema non è ancora risolto». Ci sarà una terza figura storica femminile? «Per ora sono due, ma speriamo ne vengano altre. A me piace molto anche il teatro coi personaggi, di dialogo e di relazione, perché quella è l’anima del teatro. L’anno prossimo farò “Le serve” di Jean Genet, un testo a tre donne e che ho voluto fare insieme a Manuela Mandracchia, che ritengo sia una delle più brave attrici italiane. A me piace lavorare alla pari, in modo che il teatro diventi un gioco, e una lotta, seri».

Il prossimo appuntamento nel Teatro Romano di Nora, sarà con Laura Morante. Sabato 23, l’attrice toscana offrirà la lettura del celebre racconto di Karen Blixen “Il pranzo di Babette”. L’indomani – domenica 24 luglio – in prima nazionale, il pubblico di Nora assisterà a “Platero y yo”, storia di un asinello andaluso del poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez (Premio Nobel per la letteratura nel 1956). Un importante e atteso ritorno sarà quello di Michele Placido, che sarà ad Alghero il 27 e il giorno successivo tornerà a Nora con “Serata d'onore - un viaggio tra musica e poesia”.

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