Bocelli: «Pop e lirica musica senza confini»
Intervista con il tenore che il 12 agosto canta al Forte Village
CAGLIARI. La data di Santa Margherita di Pula, il 12 agosto nella nuova Arena del Forte Village, è tra le uniche tre italiane (con Lajatico e Marostica) del tour estivo di Andrea Bocelli, che poi, fino a marzo del 2017, si esibirà solo all’estero.
Come mai la scelta è caduta proprio sulla Sardegna e come mai così poche date italiane? Suonare all’estero è più gratificante?
«Il concerto a Pula colma una lacuna, è un appuntamento cui tengo particolarmente: la Sardegna è un’isola che amo, è una terra in cui ho molti cari ricordi, sia personali, sia professionali. A Cagliari, ad esempio, ho debuttato in teatro il mio primo ruolo protagonistico, ne “La Bohème” di Puccini. Comprendo che il numero di concerti che tengo in Italia possa sembrare esiguo, e me ne dolgo, perché più giro il mondo e più mi sento legato alla mia patria: Italia che continuo a considerare il miglior posto dove vivere e dove crescere i miei figli. Ma dato che professionalmente il mio campo d’azione è esteso anche al resto d'Europa ed agli altri continenti, il modo più schietto e diretto per ringraziare il mio pubblico, ovunque esso sia, è appunto incontrarlo, è cercare di dare il meglio di me sul palco, è vivere con le valigie pronte, è continuare a salire sugli aerei. E pensare che, per indole, sarei viceversa piuttosto pantofolaio».
Durante la serata a Pula duetterà con due giovani artiste: prima, con il soprano Maria Aleida in un repertorio operistico e, poi, con la cantante, showgirl e attrice, Ilaria Della Bidia. Come sono nate queste due collaborazioni?
«Maria Aleida è una formidabile soprano cubana, un vero portento che sta avendo un incredibile successo personale in tutto il mondo. Abbiamo all’attivo già alcune tournée. Il suo talento ha già sorpreso la stampa internazionale, destando interesse e perfino entusiasmo, anche grazie ai suoi miracolosi “sovracuti”. Chi non la conosce ancora, ne resterà incantato. Ilaria Della Bidia è un’artista di grande talento e di altrettanta sensibilità, che sovente mi affianca anche all’estero. Peraltro è anche una cara amica, molto attiva in ambito del volontariato e del sociale».
Come fa a conciliare pop e lirica?
«Più che tra pop e lirica preferisco distinguere tra musica bella e musica brutta, presente in entrambi i repertori. Come spesso sottolineo, c’è musica classica così bella da diventare popolare e c’è musica popolare così bella da divenire ben presto un classico. Non nascondo la mia preferenza per l’opera lirica, ma non rinnego per questo il pop, che ha un suo fascino potente. La musica cosiddetta “leggera” esige istinto, slancio emotivo, improvvisazione, ed è anch’essa capace di regalare al pubblico grandi emozioni. Sono felice di portare il melodramma, accanto al repertorio pop, anche nelle grandi arene, di divulgare il repertorio operistico, contribuendo a far soffiare una ventata d'aria nuova in un mondo – quello lirico – che negli ultimi decenni rischiava di dimenticare la propria vocazione popolare».
Il suo ultimo album, “Cinema”, è un omaggio alla Settima arte.
«Con “Cinema” ho realizzato un desiderio che mi accompagnava da decenni: non ho mai fatto mistero del sogno di dar vita ad un progetto discografico legato alle colonne sonore, ritengo sia una sorgente artistica privilegiata, molto creativa. Quasi cent’anni di capolavori concepiti per il cinema lo stanno a dimostrare. Ho individuato i brani legati al cinema che più ho amato, che hanno segnato la mia vita, che mi hanno fatto commuovere, divertire, crescere. Molte pagine le abbiamo dovute scartare a malincuore, ma ciò che è rimasto è la mia sequenza ideale, un susseguirsi di capolavori che il cinema ha partorito in molti decenni e che credo sia importante ripresentare oggi al grande pubblico, affinché continuino a far sognare».
Il 22 luglio ha pubblicato il cd “Aida”, registrato con l’orchestra e il coro del Maggio musicale fiorentino.
« “Aida” è un capolavoro tra i più compiuti della storia del melodramma, con molti temi cari al maestro di Busseto, dal patriottismo alla tensione ideale, alla passione violenta. Non si può non amare Giuseppe Verdi. È uno dei più grandi geni dell’umanità: forse nessuno, meglio di lui, ha saputo raccontare, in musica, la poesia e i drammi delle passioni umane. Un uomo semplice, nutrito dei valori d’una genuina, profonda cultura contadina, un artista che guardando all'antico, ha rivoluzionato il presente, indicando il futuro. Un grande protagonista dell'Ottocento che non si è limitato a testimoniare i mutamenti culturali e sociali del tempo, ma ha contribuito egli stesso ad attuarli e divulgarli».
Ha fatto discutere la notizia della sua partecipazione alle nozze di Melissa Satta con Boateng e del cachet di 100mila euro che lei avrebbe percepito per cantare alla cerimonia.
«Sinora non ho ritenuto di perdere tempo smentendo, per evitare di soffiare sul fuoco fatuo delle chiacchiere estive. Ma dato che me lo chiede, ribadisco che non ho percepito alcun cachet, che sono andato al matrimonio di Kevin e Melissa per amicizia. Mia moglie Veronica ed io abbiamo voluto e tenuto ad essere presenti, perché commossi dal gesto, volontario e generoso, da parte della giovane e celebre coppia, di donare la loro lista nozze ad un progetto della nostra fondazione. Una scelta che ci ha colpito e che avevamo reso pubblica già nel corso della “Bocelli & Zanetti Night”, in maggio. Peraltro non era previsto che io cantassi al loro matrimonio, ma dato il clima amichevole e caloroso, proprio come sovente accade in casa nostra, quando invitiamo gli amici più cari, ho deciso di intonare un paio di brani, facendo agli sposini una sorpresa».
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