Dieci anni senza Marta Marzotto: l’amore per la Sardegna e le feste a Porto Rotondo
La contessa morì il 29 luglio del 2016. La prima volta nell’isola nel 1954 quando aveva ventidue anni, la sua villa centro della vita mondana
Il 29 luglio del 2016 moriva a Milano Marta Marzotto, la contessa regina dei salotti in Costa Smeralda e a Porto Rotondo. Di seguito pubblichiamo l’articolo scritto in occasione della sua scomparsa nel quale si ripercorre la sua vita e il suo legame con la Sardegna
Per decenni è stata la signora della Costa, l'indiscussa regina dei salotti di Porto Rotondo e Porto Cervo, l'animatrice delle feste più pazze dell'estate smeralda. Marta Marzotto era innamorata follemente della Sardegna. La sua isola che aveva conosciuto nei primissimi anni Cinquanta, prima ancora dell'Aga Khan e dei Donà dalle Rose. La prima volta nel 1954, quando l'ormai ex mondina di Mortara, nata Vacondio, era da pochi mesi diventata contessa per aver sposato il ricco industriale Umberto Marzotto. Sessantadue anni fa. Da allora non ha mai saltato una estate in Sardegna. Con la sua scomparsa, dunque, l'isola va a perdere uno dei suoi più importanti simboli legati al turismo, alla mondanità e alla cultura. Pioniera del turismo. «Io ho due amori - amava ripetere -: Cortina e la Sardegna. La prima volta nell'isola avevo 22 anni. Mio suocero mi portava in giro, ricordo la Cavalcata sarda a Sassari, il sito di Nora. Giravamo la Sardegna alla ricerca di terreni da comprare per gli hotel Jolly, che erano di proprietà dei Marzotto. Allora la Costa Smeralda non esisteva, non avevano neanche iniziato a costruirla». C'era però il Jolly a Olbia, oggi hotel President, voluto dal conte Marzotto nel 1958 proprio davanti all'ingresso del porto all'Isola bianca. «Era un approdo felice dopo la traversata - ricordava la contessa -. Al Jolly ci si riforniva di tutto. Dopo qualche anno l'Aga Khan ne farà il suo quartier generale per l'avventura della Costa Smeralda. Architetti, ingegneri, falegnami, carpentieri alloggiavano tutti al Jolly. La Costa è nata lì».
La nascita della Costa
Di lì a poco quel tratto di costa divenne una delle mete preferite del jet set internazionale. Prima il principe Aga Khan realizzò Porto Cervo, subito dopo i conti Donà dalle Rose crearono Porto Rotondo, dove lei fu tra le prime a prendere casa. Erano gli anni in cui il piccolo borgo si trasformava in una Cinecittà balneare. Il cinema italiano si ritrovava tutto lì tra piazzetta San Marco e lo Sporting. «In quegli anni ci passavano davvero tutti, potevi trovare Simone de Beauvoir o Audrey Hepburn - raccontò qualche anno fa alla Nuova -. Per non parlare di che cosa era lo Sporting a metà degli anni Settanta. Una sera c'erano Paul McCartney e Ringo Starr che cantavano e ballavano. A un certo punto uno di loro, uno dei Beatles - tenne a rimarcare la contessa - si appese al tetto a testa in giù e si mise a ondeggiare. E il maestro di sala, preoccupato, che lo implorava di scendere».
Regina delle feste
Nella serata c'erano anche Claudia Cardinale, Shirley Bassey, Helmut Berger, Florinda Bolkan. Allora, in quell'angolo di paradiso tra Olbia e Arzachena, era routine. E di quelle serate Marta era l'indiscussa regina. Le sue feste erano le più ambite del jet set internazionale, tutti volevano esserci nella sua villa di Punta Volpe impreziosita dalle opere di Renato Guttuso, uno dei suoi grandi amori. E il suo nome era sempre in cima alla lista degli inviti degli altri vip. Marta Marzotto era una garanzia di successo. E infatti all'epoca l'Aga Khan le fece una corte serrata per trasferire la sua corte a Porto Cervo, ma lei non volle tradire la sua Porto Rotondo.
Via Marta Marzotto
«Confesso: mi piacerebbe mi dedicassero una via a Porto Rotondo - disse in un'altra intervista alla Nuova -. Anche se i maligni direbbero poi che via Marta Marzotto è un'esortazione più che una strada». Chissà che il borgo dei Donà non decida di rendere omaggio alla contessa che per 40 anni ha animato la sua vita mondana con un ventaglio di ospiti da fare impallidire chiunque. Da Julio Iglesias, che festeggiò i suoi 40 anni nella villa di Punta Volpe, a Gheddafi jr, che le fece arrivare in Costa una nave da guerra libica per organizzarci una festa, da Franco Battiato a Mara Venier, da Paolo Villaggio fino agli ambulanti della spiaggia.
Le amiche
Insperabili co-protagoniste dell'estate sarda erano le sue amiche. Da Inge Feltrinelli a Krizia, da Nori Corbucci a Giancarla Rosi. E poi Monica Vitti, un'altra portorotondina doc. «Ricordo il dolore mio e di Monica quando certi cafoni sporcavano la spiaggia Hruska di Porto Rotondo. Passavamo ore a raccogliere scatole di sardine, lattine, fette d'anguria, bucce di banana. Arrivammo a mettere un cartello: questa spiaggia è stata ripulita da chi si vergogna di voi. Firmato Marta e Monica». Anche a Olbia la Marzotto aveva due carissime amiche: Rita Denza, un'altra regina ma della cucina, scomparsa due anni fa, e Marella Giovannelli, con cui ha condiviso quelle estati dalle mille e una notte.
La vendita della villa
Nel 2009 Marta Marzotto vendette la sua villa di Punta Volpe. La miliardaria russa Irina Gerber superò la concorrenza di Roman Abramovich, petroliere e patron del Chelsea, e divenne la titolare dell'ormai ex dimora delle più belle feste delle estati smeralde. La contessa cominciò a diradare le sue presenze a Porto Rotondo e a farsi vedere di più a Porto Cervo. Si mormora che fu l'allora proprietario della Costa, il magnate americano Tom Barrack, a convincerla a spostarsi qualche chilometro più a nord. Sono gli anni del boom di Briatore e Lele Mora, gli anni delle feste precedute dal comunicato stampa. La Marzotto sembra quasi fuori luogo, ma è solo una impressione. «Sono cambiati i tempi, e un po' siamo cambiati anche noi - disse qualche anno fa -. La Sardegna è sempre la Sardegna, una terra bellissima che forse oggi ha qualche casa, qualche abuso in più, ma rimane tra i posti più belli al mondo. Io ogni volta che arrivo mi commuovo, il tramonto al Cala di Volpe non ha eguali al mondo. L'immagine della Costa Smeralda un po' cafona è solo figlia di certa stampa. Ma in realtà non è tutta così. Certo, i cafoni sono anche qui, ma questo non potrà mai intaccare il grande amore che io provo per la mia isola».
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