La Nuova Sardegna

«Basketball R-Evolution» Tutti i big del canestro

di Roberto Sanna

Nel suo ultimo libro Flavio Tranquillo racconta le storie dei grandi campioni I momenti di svolta, dal tiro in sospensione al nuovo idolo Stephen Curry

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Le imprese leggendarie degli Harlem Rens e le loro partite sui parquet delle sale da ballo, il tiro in sospensione di Kenny Sailors, il talento immenso di Jack Molinas corrotto da un’irrefrenabile propensione a delinquere, il carattere duro di Earl Strom un arbitro che si faceva giustizia con le proprie mani, e l’inimitabile Pete Newell, coach ossessionato dal basket e dai particolari. Sono le storie di basket che Flavio Tranquillo racconta nel suo ultimo libro, “Basketball R-Evolution”, pubblicato da Baldini&Castoldi, un’opera che il telecronista di Sky aveva in mente da tempo ma su altri binari: «La mia idea era scegliere un nome per ogni decade e scrivere così la storia del basket fino ai giorni nostri – spiega –. Poi è successo che ho cominciato da Bob Douglas e ho capito che c’erano troppe cose che non sapevo e tanti territori da esplorare».

Più che territori, praterie vastissime per gli appassionati. Perché per la maggior parte di loro, almeno in Italia, l’Nba comincia più o meno con le telecronache di Dan Peterson e gli articoli del settimanale “Superbasket” di Aldo Giordani, ma prima di arrivare a Magic Johnson e Larry Bird o Bill Russel e Wilt Chamberlain, per non parlare degli anni di Michael Jordan, sono successe tantissime cose.

Adesso che l’Nba è composta quasi esclusivamente da giocatori di colore viene da sorridere, per modo di dire, pensando che agli albori del basket pro ci potessero essere certe situazioni di palese razzismo come quelle raccontate nella vicenda degli Harlem Rens.

«Sorridere si fa per dire, appunto, ma il percorso è stato lungo davvero. E non crediate che l’Nba ancora non paghi certe situazioni. Vero che la maggior parte dei giocatori sono neri, ma i dirigenti e gli allenatori per l’ottanta per cento sono bianchi. Insomma un certo tipo di tensioni comunque le troviamo».

Il tiro in sospensione ha segnato una svolta nel basket: quale può essere invece la rivoluzione più recente che ha visto durante una partita di basket?

«Il concetto di rivoluzione è sempre relativo, nel senso che bisogna comunque cogliere il significato rivoluzionario: Kenny Sailors sicuramente non si rendeva conto di quanto rivoluzionario potesse essere, e se non se ne è accorto lui figuratevi chi gli stava attorno e sicuramente c'è differenza tra tirare in sospensione o coi piedi per terra. Parlando di attualità, durante il preolimpico ho visto spesso un'azione che è il blocco cieco per l’uomo che poi va a bloccare nel pick and roll. La usano in tantissimi e in maniera molto sofisticata, ma vai tu a risalire chi l’ha fatto per primo. Insomma, il problema è sempre l'identificazione di qualcosa come veramente rivoluzionario».

Secondo lei Stephen Curry, il giocatore Nba del momento, è rivoluzionario?

«Può esserlo nel momento in cui fa irruzione in un mondo dove si pensa che giocando come fa lui non si può mai vincere. Il problema, molto spesso, sono le ragnatele che abbiamo nella testa. Ora poi che Curry ha perso la finale, e certamente Golden State ha perso per diversi motivi, qualcuno che lo considerava un nuovo dio potrebbe averci ripensato».

Lei spesso parla delle difficoltà ambientali che gli arbitri, specie nelle categorie più basse, incontrano: Earl Strom invece prendeva tutto di petto senza paura.

«La cosa più interessante, a dire il vero, non credo sia il suo stile di arbitrare, ma il fatto che venisse alternativamente lodato o vilipeso a seconda della posizione occupata da chi ci aveva a che fare. Succede sempre che ti vogliano tirare per la giacca verso le cose che più convengono».

Tra le rivoluzione degli ultimi anni dell’Nba ci sono anche gli stipendi: ci sono buoni giocatori che guadagnano più di quanto facesse Michael Jordan ai suoi tempi.

«Non proprio ma, insomma, girano sicuramente tanti soldi. Resta comunque un fatto matematico: hanno firmato un accordo per il quale una certa percentuale di quei soldi finisce nelle tasche dei giocatori e se quei soldi aumentano, salgono gli stipendi. E ora con la negoziazione dei nuovi contratti televisivi parliamo di una vera montagna di denaro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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