Il rock incontra la taranta Trascinati dal nuovo folk
Sabato al Rocce Rosse la band di Enrico Capuano e i Tarantolati di Tricarico La contaminazione musicale ha fatto ballare e applaudire il pubblico di Cardedu
CARDEDU. La Taranta e la Tammurriata che si lasciano contaminare. Una serata esaltante, quella di sabato sera al Villaggio della Musica allestito alla Marina di Cardedu in occasione della venticinquesima edizione di Rocce Rosse & Blues con due formazioni, tra le migliori, attualmente in circolazione: Enrico Capuano e i Tarantolati di Tricarico.
Musica folk in cui il rock entra di prepotenza nei primi e la patchanka si fonde con quella dei secondi. Non a caso Tammurriatarock è il nome della band capitanata dal cantautore romano Enrico Capuano. Una vera e propria istituzione nel campo della musica folk rock in Italia. «Questo esperimento – racconta Capuano dal palco – è iniziato nei primi anni ottanta. Qualcuno mi aveva dato del pazzo quanto mi aveva sentito aggiungere una chitarra distorta alla Tammurriata. Sono passati più di trent'anni da allora. Se ancora sono qui a suonare significa che l'intuizione era giusta». Poco più di sessanta minuti di esibizione in cui le sonorità tipiche della Campania che accompagnano la danza Tammurriata si mescolano al rock che lo stesso Capuano ha imparato da giovanissimo quando rimase folgorato dall’ascolto dei Clash e dei Deep Purple. Una carrellata di successi, alcune cover rivisitate ed una manciata di tributi. Da “Tammurriata rock” a “La tarantella delle città” ed ancora “Johnny B. Good” e “Il pescatore” di Fabrizio De Andrè ma nella celebre versione del mitico tour con la Premiata Forneria Marconi, in ricordo del sodalizio di Capuano con la PFM. Decisamente più trascinanti le sonorità dei Tarantolati di Tricarico. Una patchanka che nasce dai ritmi della Taranta della Lucania per allargare, a tratti, gli orizzonti verso un sound latino americano, principalmente ad opera delle percussioni.
Un progetto nato nel lontano 1975 e che tutt’ora vede come figura principale Rocco Paradiso e le sue cupa cupa (tamburo a frizione). Brani tratti direttamente dalla cultura popolare laica della Basilicata che hanno fatto, grazie ai Tarantolati, il giro del mondo. Ma anche parti della cultura arabo-normanna riecheggiano, così come a Tricarico, anche tra le strofe delle loro composizioni. “Uno: Mont’la luna” presente anche nella colonna sonora del film “La rosa del deserto” di Mario Monicelli, l’inedito “Filomena e filo d'oro”, “Quaranta di Taranta”, la celeberrima “Gatta Mammona” e l’inno a Matera, capitale italiana della cultura del 2019.
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