Vince “Saving Mes Aynak” sulla città buddista afghana
STINTINO. Si è chiusa ieri a Stintino, con la proclamazione dei vincitori, la terza edizione di Life After Oil, festival di cinema dedicato a lavori che si occupano di tematiche di tutela ambientale...
STINTINO. Si è chiusa ieri a Stintino, con la proclamazione dei vincitori, la terza edizione di Life After Oil, festival di cinema dedicato a lavori che si occupano di tematiche di tutela ambientale e a proposte alternative ad un modello di sviluppo basato principalmente sul profitto e sulla produzione di energia da fonti fossili. Ma anche sguardi sui diritti umani, sulla tutela di preziose eredità culturali, di tecniche antiche di creazione artigiana. Con alla base l’intenzione di dare e fare informazione non appiattita e convenzionale su aspetti poco conosciuti, o conosciuti male, del nostro mondo e della nostra isola. Ed è interessante come dalla visione di documentari che parlano del mondo, nascano riflessioni che hanno a che fare, a volte strettamente, con l'attualità della Sardegna.
Com’è accaduto con uno dei temi affrontati dal vincitore del premio per il miglior documentario internazionale, il coraggioso ed importante “Saving Mes Aynak” di Brent E. Huffman, realizzato in Afghanistan, che si è immediatamente intrecciato con parte del racconto del fresco lavoro di un gruppo di ragazzi sardi, “Sardegna, il tramonto di un paradiso”, proiettato venerdì sera subito dopo “Saving Mes Aynak”. Entrambi toccano la controversa questione del sacrificio di una ricchezza certa, culturale e/o ambientale, di fronte a prospettive di un forse effimero sviluppo economico per i luoghi coinvolti, e di sicuri profitti per gli investitori esterni. O un documentario come “Bikes vs Cars”, dello svedese Fredrik Gerten, che tratta il tema cruciale della mobilità urbana, con una netta posizione a favore dell’uso della bicicletta. Un film che sarebbe opportuno proporre a Sassari. Oltre a “Saving Mes Aynak” sono stati premiati ex aequo, come miglior documentario italiano, “U Ferru” di Marco Leopardi e “Behind the Urals-the Nightmare Before Chernobyl” di Alessandro Tesei. A “Oil Smell”, della russa Irina Vlasova, è andato il premio per il miglior cortometraggio, mentre “Foresta in Movimento”, di Emmanuel Coquelou e Yanette Shalter, ha avuto la menzione speciale del Wwf di Sassari.
“Saving Mes Aynak” racconta l'incredibile storia dell’archeologo afgano Qadir Temori che, a rischio della vita sua e dei collaboratori, lotta per salvare dalla distruzione un sito buddista di grande importanza. Stavolta a minacciare questa preziosa eredità non sono i talebani ma una società mineraria cinese, che mira ad estrarre il rame sepolto sotto le rovine. Attualmente, anche grazie al film, le attività estrattive sono sospese (www.savingmesaynak.com). Questa la motivazione del premio: «Un lavoro importante che rende conto di uno scempio di enormi proporzioni che danneggia il patrimonio culturale afghano, di importanza mondiale. E mette in risalto il perverso intreccio fra gli interessi economici dei grandi gruppi minerari e dell'industria delle armi e i vertici degli organismi deputati alla salvaguardia dei siti archeologici».
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