La sconsolante oliera del ristorante Alla ricerca dell’aceto perduto
Oramai molti di noi si sono rassegnati. Anzi qualcuno non nota neanche più le tragiche oliere che trovi sui tavoli dei ristoranti. Il classico liquido che più che condire unge l'insalata su cui viene...
Oramai molti di noi si sono rassegnati. Anzi qualcuno non nota neanche più le tragiche oliere che trovi sui tavoli dei ristoranti. Il classico liquido che più che condire unge l'insalata su cui viene applicato. Ma la parte più preoccupante della ampolla è l'altra metà, quella destinata all'aceto. Intanto il colore, di una incerta tonalità di giallo, nel caso di aceto bianco. E di un colore che vira verso il violaceo, nel caso di aceto rosso. Spesso mostra dei corpuscoli in sospensione segno di depositi dovuti al tempo di invecchiamento nell'ampolla. E poi quell'odore acre, irritante di acido acetico: sgradevole e poco adatto a condire. Ma vi ricordate quando con un bel batuffolo di buon aceto si facevano rinvenire le signore? Erano aceti di vino, profumati, che ammaliavano i cibi nel piatto. Dove sono finiti quegli aceti di vino? Perché i ristoratori, di fronte alle vostre proteste, al massimo vi propongono un sedicente “aceto balsamico” che balsamico non lo è manco se lo volesse? E pensare che in Sardegna sono almeno 170 le aziende che imbottigliano il vino: possibile che nessuno produca aceto?
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