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Jah9, poesia in musica per diffondere pace e amore

Jah9, poesia in musica per diffondere pace e amore

MOGORO. Ci sono due chiavi di lettura per interpretare il concerto di Jah9 svoltosi giovedì sera, entrambe legate alla comprensione, o meno, della lingua inglese. Nel secondo caso, la performance...

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MOGORO. Ci sono due chiavi di lettura per interpretare il concerto di Jah9 svoltosi giovedì sera, entrambe legate alla comprensione, o meno, della lingua inglese. Nel secondo caso, la performance inserita nel cartellone di Dromos, è andata come sarebbe dovuta andare, un successo di pubblico, che non ha lesinato applausi per la cantante e poetessa jamaicana Janine Elizabeth Cunningham accompagnata da una band formidabile composta da Guillaume Nicolas Briard-Marchand al sassofono, Donaldson Sheldon Bernard alle tastiere e al flauto, Janoy Demar Ellis alla chitarra, Andrew Levi Edwards al basso e Randevon Caylon Patrick alla batteria.

Reggae e dub di buona fattura, trascinante al punto giusto da far ballare le oltre mille persone presenti. Ritmo in levare sapientemente mescolato alla musica elettronica, magistralmente comandata dal tastierista della band di Kingston. Sonorità tipiche del reggae che, seppure mostrano una buona dote compositiva, non lasciano grande spazio alla fantasia perché in questo caso è la capacità esecutiva, di alto livello, a fare la differenza ed una presenza scenica scarna in modo da lasciare la scena e l'attenzione completamente puntata su Jah9. Lei, donna decisa, che ha fatto dell'attivismo, in diversi campi sociali, uno stile di vita. Una figura che rientra pienamente nel tema della diciottesima edizione di Dromos “Nel segno di Eva” interamente dedicato alle donne disubbidienti. Idee chiare ed esplicite, nelle canzoni e nelle introduzioni. Guidata da una cieca convinzione che i mali del mondo sono creati dall'atteggiamento delle persone, in cui la competizione, la falsa necessità di mostrare il proprio valore ed una costante ricerca del benessere sono messe in atto a discapito di altri che vivono in condizioni disagiate e di una intera generazione, quella dei bambini che vivono in paesi poveri.

E' un fiume in piena di parole Jah9. Con il cuore in mano, la pace e la fratellanza come fine ultimo ma con la rabbia negli occhi quando parla dell'infanzia violata o di chi vieta l'utilizzo della cannabis per fini terapeutici. «La marijuana – spiega dal palco – non serve solo per scopo ricreativo. Il suo utilizzo cura il cancro e la leucemia, è lenitivo per il dolore dei malati terminali e serve per meditare». Quindici brani per affrontare altrettanti argomenti, profondamente spirituali e filosofici, a tratti frustrata dall'esiguo numero di persone che potevano comprendere le sue poesie in musica. La pace e l'amore in primo piano ed il perdono. «Bisogna sempre perdonare come fece il l'imperatore di Etiopia Hailé Selassié con Benito Mussolini nonostante – conclude - le violenze perpetrate al suo popolo». L'apertura della serata è stata affidata a Sista Namely & The Islanders con i brani del disco “Reloveution”.(a.m.)

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