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Talento e impegno, gli 80 anni di Robert Redford

Talento e impegno, gli 80 anni di Robert Redford

La lunga carriera dell’attore e regista americano: dall’esordio nel 1958 alla vittoria di due premi Oscar

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ROMA. Passione, talento, impegno. Robert Redford compie 80 anni, il 18 agosto. Attore e regista, simbolo del cinema americano (due premi Oscar, nel 1981 come regista per “Gente comune” e alla carriera nel 2002) dal fascino inossidabile. Perfetto in tutti i ruoli, tranne forse in quelli da cattivo. Incarna meglio infatti l'eroe positivo, romantico, quello che ogni mamma americana vorrebbe come genero.

Nato a Santa Monica (California) da Marta W. Hart casalinga e Charles Robert lattaio di origine irlandese, Redford vede morire la madre a soli 41 anni, abbandona così gli studi nel 1956 e parte per l'Italia e la Francia, per misurarsi con la vita d'artista.Nel 1958, dopo alcuni ruoli in serie tv (Gli intoccabili, Perry Mason, Alfred Hitchcock presenta e Ai confini della realtà), esordisce sul grande schermo con “Caccia di guerra” nel cui cast c'è anche Sydney Pollack che poi, da regista, ne fa il suo attore feticcio. È miglior attore emergente ai Golden Globe nel 1966, per il ruolo del produttore bisessuale sposato con Natalie Wood nel film “Lo strano mondo” di Daisy Clover. Arriva poi il western “La caccia” di Arthur Penn con Jane Fonda e Marlon Brando e, nel 1969, con Paul Newman è ancora in un western di culto firmato da George Roy Hill come “Butch Cassidy”. Sempre Hill e la stessa coppia poi nel 1973 lavoreranno ad un altro film cult, “La stangata”. Per molti Redford è il romantico Hubbell con il suo amore tormentato per Katie Molosky (Barbara Streisand), militante comunista totalmente diversa da lui in “Come eravamo” di Pollack, o “Il grande Gatsby” del film del 1974 di Jack Clayton, tratto dall’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald, in cui è il romantico Jay. Con Pollack arrivano poi il western “Corvo rosso non avrai il mio scalpo” e la spy-story “I tre giorni del Condor”. Con un altro attore cult come Dustin Hoffman recita in “Tutti gli uomini del presidente”, nel ruolo di Bob Woodward, uno dei due cronisti politici che scoprirono lo scandalo Watergate che portò all'impeachment di Nixon.

Esordio alla regia fortunato poi per lui nel 1980 con “Gente comune” con il quale vince l’Oscar come miglior regista. L'anno dopo mette mano al Sundance Film Festival e lo fa diventare la più importante vetrina mondiale del cinema indie Usa. Sempre sul fronte della regia, arrivano poi nel 1988 “MIlagro” e il melò con Brad Pitt “In mezzo scorre il fiume”. È ancora dietro la macchina da presa per “Quiz show” e per “L'uomo che sussurrava ai cavalli”, dal best-seller di Nicholas Evans. Nel 2007 dirige di nuovo Meryl Streep in “Leoni per agnelli”, due anni dopo produce “I diari della motocicletta”.

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