Giorgio Amato racconta i “mostri” dell’Italia di oggi

Festival dell’Asinara al via con il regista di Porto Torres e il film “Il Ministro” «Rifletto sull’asservimento nei confronti dei potenti con una black comedy»

SASSARI. Nato a Milano “per sbaglio” («i miei genitori erano di passaggio») si vede spesso etichettare come regista e sceneggiatore milanese da chi scrive avendo come riferimento le brevi biografie, rintracciabili in Rete, che si limitano a indicare il luogo di nascita. «Ma sono assolutamente sardo» precisa Giorgio Amato, cresciuto a Porto Torres dove torna appena possibile, quando gli impegni non lo tengono lontano dall’isola. Dopo diverse esperienze come autore televisivo e teatrale nel 2010 firma la sua prima regia cinematografica, il thriller “Circuito chiuso” al quale seguono “The Stalker” e più recentemente “Il Ministro”. Con quest’ultimo film approda oggi all’Asinara per presentarlo, insieme al protagonista Gianmarco Tognazzi, nella prima serata del festival “Pensieri e Parole”. Un black comedy incentrata sulla storia di un imprenditore che per salvare la sua società dalla bancarotta cerca di comprare l’aiuto di un politico. «Un film - racconta Amato - nato mentre ascoltavo una canzone».

Una genesi particolare. Quale canzone?

«Un brano di Fabrizio De André, non molto noto: “Il re fa rullare i tamburi”. Racconta di un marchese che per non perdere il proprio titolo nobiliare concede la moglie al re. Riflettendo sul testo ho pensato che i tempi non sono poi molto cambiati rispetto a secoli fa».

Come il protagonista del suo film, Franco, disposto a tutto pur di ottenere un appalto.

«Sì. E con questa storia ho voluto affrontare più in generale il tema dell’asservimento di ognuno di noi nei confronti del potente di turno. Dal politico al capoufficio. Cosa siamo a disposti a fare pur di ottenere un privilegio, anche piccolo».

Tema che affronta con una commedia molto cattiva, cinica. Un genere che difficilmente si vede in Italia oggi. Quali sono stati i riferimenti cinematografici durante la stesura della sceneggiatura?

«Mi sono ispirato principalmente al film a episodi “I mostri” di Dino Risi. In particolare al primo episodio, “L’educazione sentimentale”, dove c’è Ugo Tognazzi nel ruolo di un padre che dà al figlio, interpretato dall’allora piccolo Ricky Tognazzi, una vera lezione di diseducazione civica. Su come fare strada, in modo scorretto. Ho immaginato quel bambino adulto come si sarebbe comportato per creare il personaggio principale del film».

E ha scelto un altro Tognazzi, Gianmarco.

«Mi piaceva questa idea, creare un legame con quel film. Sono davvero contento sia stato lui a interpretarlo, è stato fantastico. Dovessi rifarlo, sceglierei sempre Gianmarco anche avendo a disposizione tutti gli attori del mondo».

Anche il resto del cast è composto da attori di livello, da Fortunato Cerlino a Jun Ichikawa.

«Riempie di orgoglio che tutti abbiano accettato di partecipare a questo piccolo film, che certo non poteva contare su un grosso budget. Vuol dire che hanno apprezzato la sceneggiatura».

Ha già in mente altri progetti. Magari un film da girare in Sardegna?

«Sarebbe un sogno per me fare un film qua. Ho due soggetti nel cassetto...».

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