La Nuova Sardegna

«Le nuove tecnologie nel futuro della lirica»

di Monica De Murtas
«Le nuove tecnologie nel futuro della lirica»

Intervista con il baritono Alberto Gazale che parla di un progetto innovativo

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SASSARI. Recentemente è stato protagonista ad Hong Kong del “Simon Boccanegra” e a Pechino di “Andrea Chenier” Alberto Gazale: baritono sassarese, premio Oscar per la lirica nel 2014, tra gli interpreti più apprezzati della sua generazione, ha un fitto carnet di impegni internazionali che lo porteranno anche nei prossimi mesi a cantare nei più importanti palcoscenici del mondo.

Ma accanto ai grandi successi personali come baritono Gazale ha intrapreso recentemente un innovativo percorso di ricerca che attraverso l’incontro tra musica, cinema e tecnologia mira a dare nuovo fascino e vitalità all’opera lirica: una delle tradizioni culturali “made in Italy” più preziose e amate nel mondo. Alcuni interessanti risultati di questo percorso pionieristico sono stati presentati nei giorni scorsi al Mut di Stintino in una serata in cui Gazale si è esibito con il soprano Elena Lo Forte. Le più belle arie della “Tosca” sono state eseguite dal vivo con un supporto audio e video di ultima generazione che riesce a ricreare in qualunque spazio l’impatto emotivo di un concerto live. «Oggi l’opera –dice Gazale– se non vuole perdere il contatto con la realtà e tenere il filo con il suo pubblico arrivando anche alle nuove generazioni deve essere all’avanguardia. Deve attingere dalla sua tradizione e valorizzarla attraverso tutti gli strumenti che le nuove tecnologie consentono»

Nuove tecnologie e opera lirica: un futuro già iniziato a cui sta lavorando?

«Sì attraverso il progetto “Opera School” di Bologna lavoriamo con i giovani talenti italiani che grazie agli strumenti tecnologici hanno modo di studiare ed esercitarsi esibendosi in teatri virtuali accompagnati da grandi orchestre e diretti dai più importanti maestri. Lavorare con i giovani è un elemento fondamentale in questo progetto di ricerca, perché chi ha alle spalle una carriera porta come contributo l’esperienza, ma i giovani invece hanno il dono dell’istinto e della freschezza. Le loro radici nel contemporaneo sono fondamentali nella creazione dei nostri gruppi di lavoro».

La vostra sperimentazione ha già portato ad esperienze concrete in cui l’opera ha abitato siti inusuali per questo genere di spettacolo?

«I costi di una produzione tradizionale sono molto alti e spesso anche il prezzo dei biglietti allontana il pubblico dai teatri. La grande forza e potenzialità del nostro progetto è proprio quella di realizzare un’opera lirica in qualunque spazio, con costi molto contenuti, pur ricreando lo stesso impatto emotivo di una rappresentazione tradizionale. Nei giorni scorsi abbiamo realizzato una versione “tecnologica” di Tosca al Borgo antico Molinara vicino a Benevento. A fare da scenografia naturale all’esibizione erano gli antichi edifici, le piazze e la nostra interpretazione dal vivo incontrava in un’acustica perfetta il suono di un’orchestra dal vivo mentre sullo schermo il direttore d’orchestra ci dirigeva come in teatro. Il pubblico ha apprezzato molto il nostro lavoro è stato un grande successo. Ma la cosa più interessante è stata la partecipazione popolare non solo all’evento ma anche alle fasi di creazione dello spettacolo. Tante persone del posto ci hanno dato il loro supporto vivendo poi la serata con un’emozione e un coinvolgimento che credo sia andato oltre la classica esperienza di spettatori».

Potrebbe essere questo il futuro della lirica?

«Spero che la lirica continui per sempre a vivere nella sua forma tradizionale: nei teatri, con le grandi orchestre dal vivo e gli allestimenti ma credo che la formula che proponiamo noi con questo progetto sia un binario interessante da intraprendere. Una strada che può riportare la lirica tra la gente, farla conoscere anche a chi non è mai entrato in un teatro, ma la scopre in una piazza imparando magari così ad amarla. Questo binario può aiutare a salvare la lirica e contribuire a farla tornare ad essere un genere amato dalla gente e non solo un fenomeno d’elite che spesso non riesce a riempire i teatri. Il nostro progetto promuove la lirica con lo scopo di aiutarla a vivere anche nelle sue forme più tradizionali. Credo inoltre che portare l’opera nei luoghi storici della nostra bellissima Italia possa essere anche un’importante volano per il turismo».

Nuove sperimentazioni applicate alla lirica in questa ricerca anche dal cinema?

«Lo scorso giugno al Teatro Antico di Taormina, all’interno festival “Le Terre del Sole”, ho curato la regia di “Cavalleria rusticana” l’opera è stata preceduta da “Prologo rusticano”, un mediometraggio che ho diretto, raccontando l’antefatto storico dei personaggi dell’opera andata in scena subito dopo. Da tempo il video è utilizzato negli allestimenti operistici ma è la prima volta che si sperimenta un prologo cinematografico».

Tra i prossimi progetti anche un cartellone che già dal titolo suona moderno “Verdi remix” di cosa si tratta?

«E’ un ciclo di concerti che mira a creare una contaminazione tra classico e contemporaneo in cui la tradizione verdiana incontrerà Shakespeare, Frank Sinatra e la musica leggera. Il futuro della cultura in tutte le sue forme credo si debba cercare in un dialogo aperto e continuo tra passato e presente».

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