La Nuova Sardegna

Oggi Bejan Matur Voce in poesia del popolo curdo

di Pietro Marongiu

SENEGHE. Sarà la poetessa e scrittrice curda Bejan Matur l’ospite più attesa della terza giornata del Cabudanne de sos poetas che alle 18.30, nella Piazza dei balli, parlerà delle vicende, degli...

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SENEGHE. Sarà la poetessa e scrittrice curda Bejan Matur l’ospite più attesa della terza giornata del Cabudanne de sos poetas che alle 18.30, nella Piazza dei balli, parlerà delle vicende, degli ideali delle sofferenze dei miliziani curdi. Nel suo libro “Guardare dietro le montagne”, edizioni Alberobello, Bejan Matur, intervistata da Lea Nocera, docente di lingua e letteratura turca dell’Università di Napoli, nell’incontro dal titolo “Figli cresciuti dalla luna” racconterà le storie dei combattenti e dell’etnia curda da sempre in lotta per la sopravvivenza e per affermare la propria cultura.

L’edizione 2016 del Cabudanne, affidata alla direzione artistica dell’attore ravennate del Teatro delle Albe Roberto Magnani, ha preso il via dallo splendido scenario naturale dato dal “Campo della Grande Quercia” con la messa in scena di “Don Giovanni Maradittu”, la commedia tragica di Molière, rivista in chiave sarda da Mariano Mastinu e Domenico Cubeddu, che da allievi dello stesso Magnani ne hanno raccolto con ottimi risultati il testimone. Un Don Giovanni messo in scena come nella tradizione della “Non scuola”, interpretato da oltre quaranta giovanissimi attori (dai 5 ai 16 anni) capaci con la loro freschezza di entusiasmare il pubblico. Subito dopo è stato il turno dei ragazzi che hanno partecipato al laboratorio musicale curato da Simone Marzocchi, intitolato “Orecchie dritte” in risposta al “A voce alta” il titolo dato da Magnani a questa edizione del festival. Alle chitarre, alla fisarmonica, alla trunfa e ai flauti, Marzocchi ha aggiunto le voci dei ragazzi, che si sono levate alte e discordanti con le melodie degli strumenti musicali, creando una suggestione di suoni in libertà davvero coinvolgente. Subito dopo, nella Piazza dei Balli, è stato proiettato il film documentario “Eresia della felicità”, realizzato dal regista Alessandro Penta.

Il racconto dei due laboratori “esplosivi a cielo aperto” che hanno riunito oltre 200 ragazzi provenienti da Seneghe e dai vari laboratori d’Italia e del mondo per recitare in coro e a voce alta. Spazio anche per “A sa Repentina”, la poesia improvvisata proposta dai “cantadores” Efisio Caddeo e Remo Orrù, accompagnati dal fisarmonicista Mario Feurra. Ieri è stato il turno dello scrittore Paolo Nori, nuovamente ospite del Cabudanne dopo alcuni anni di assenza e di Pino Martini e i Barrakas Epos che hanno proposto il concerto racconto per voce, basso, violino, fisarmonica e chitarra “A rapporto”. Dieci canzoni ispirate a episodi tratti dai libri di Emilio Lussu “Un anno sull’altipiano” e “Marcia su Roma e dintorni”. Molto interessanti i laboratori legati all’identità del Cabudanne installati dal bravissimo motiongrapher seneghese Gabriele Lo Piccolo.

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