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Un omaggio soffuso a chi non c’è più

Un omaggio soffuso a chi non c’è più

Storie e controstorie in un festival con lo sguardo verso le rotte delle utopie

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CAGLIARI. Il festival letterario Marina Café Noir inizia in sordina, sonda territori e limes, tra Poetto e Villanova, quindi si arrocca sotto le mura, in Terrapieno. In ogni luogo, ogni giorno, il festival rende omaggio ai suoi cari, giornalisti, artisti o poeti, scomparsi ieri o qualche tempo fa.

Dopo la lettera a Giorgio Pisano di Francesco Abate, i versi del poeta contadino della guerra civile spagnola, Miguel Hernandez, detti con voce ferma da Emilia Agnesa, sulle note per viola e piano del Duo perfetto, giovedì notte si è parlato di Pinuccio Sciola con Nino Landis e Antas Teatro.

La rotta delle utopie ha guardato il Novecento dagli antipodi, attraverso le “Controstorie di un secolo”, raccolte da Alessandro Bertante (“Gli ultimi ragazzi del secolo”, edizioni Giunti) e Alberto Prunetti (“Piccola ControStoria popolare”, edizioni Alegre) accompagnati da Andrea Pomini nel confronto tra la Maremma antifascista degli anni Venti e la Milano punk degli Anni Ottanta.

Memorie orali e documenti d'archivio, la controstoria nasce così. Ma anche dal pensiero divergente di chi, nel 1996, parte in Croazia per le vacanze al mare e finisce sui monti di Sarajevo a bordo di una Panda.

Alberto Prunetti racconta invece la storia del bandito Chiaromori che piuttosto che partire per il fronte della Grande guerra si nasconde nel bosco per oltre vent’anni, dal '14 al '39, protetto gelosamente dai contadini del posto che poi ripagava cantando in ottava rima, e sfugge ai gendarmi citando Dante; o quella dell'oste di Prata che spaventa i fascisti versando gotti di vino dalla damigiana presa con una sola mano.

Alessandro Bertante racconta anche il rifiuto di uniformarsi alla cultura del “Drive in” e della “Milano da bere” di chi, contro «l'estetica garrula e votata all'eccesso», sceglie centri sociali e periferie, l'Helterskelter del Leoncavallo, spazio underground autogestito al tempo degli Smiths, dei Clash e dei Joy Division.

Allora il punk era la musica che tutti potevano suonare; ancora oggi in Toscana si cantano le canzoni di Pietro Gori, le rime dei “maggi” sulle note del Nabucco, proibite dal fascismo.(d.p.)

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