La Nuova Sardegna

Indivisibili e Spira Mirabilis in sala arrivano gli italiani

di Marco Contino
Indivisibili e Spira Mirabilis in sala arrivano gli italiani

Convince la drammatica storia di De Angelis su due sorelle siamesi sfruttate In gara per il Leone d’Oro il “concettuale” documentario di D’Anolfi e Parenti

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VENEZIA. Alla Mostra del Cinema è il giorno di due film italiani, “Indivisibili” di Edoardo De Angelis, presentato alle Giornate degli Autori, e “Spira Mirabilis” della coppia (anche nella vita) Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, in concorso. Sorge il dubbio che la collocazione scelta per queste due opere non sia stata centrata. Anche le parole del delegato generale delle Giornate - Giorgio Gosetti - che lo ha definito «il più bel regalo del cinema italiano di quest’anno», lasciano intuire che la sua esclusione dalla vetrina principale non sia stata proprio indolore.

Un regalo che il concorso non ha considerato così prezioso, preferendo optare - memore forse del successo di “Sacro Gra” - per un documentario sin troppo concettuale, ermetico e contemplativo. Una di quelle esperienze da vivere con le note di regia sotto braccio, e una certa propensione, se non al sacrifico, almeno alla visione elitaria, aliena e anticonvenzionale. Un film per chi sa e vuole accontentarsi di intenzioni programmatiche prima che di storie. E invece la storia di “Indivisibili” (in uscita il 29 settembre) non solo c’è, ma è potente e originale con il suo centro di gravità a Castel Volturno, teatro bellissimo e, insieme, squallido, in cui De Angelis ambienta un racconto in bilico tra attrazione e repulsione, come i sentimenti che suscitano due gemelle siamesi - bellissime e, allo stesso tempo “mostruose” - che cantano ai matrimoni e alle feste e danno da vivere a tutta la famiglia, gelosa custode (e sfruttatrice) di un unione che per una di loro sta diventando intollerabile. Si chiamano Viola e Daisy (come le vere sorelle siamesi del capolavoro di Tod Browning, “Freaks” da cui De Angelis si è fatto ispirare) e sono interpretate dalle diciannovenni Marianna e Angela Fontana che hanno dovuto imparare a vivere in simbiosi, mentale e fisica. Senza uso di effetti digitali, “Indivisibili” è anche, e soprattutto, la storia di due ragazze che cercano disperatamente la loro identità in una realtà disperata come Castel Volturno, attraversata da un fervore religioso ai limiti del paganesimo che fa di Viola e Daisy due “madonne” da baraccone, da venerare e toccare.

Quella “materialità” che manca in “Spira mirabilis”, in cui i quattro quadri principali (il funerale di un anziano cheyenne, la coppia svizzera che plasma particolari strumenti musicali, i restauratori delle statue del Duomo e le “meduse immortali” studiate da uno scienziato giapponese) sono tenuti insieme da uno spartito sonoro primordiale che rifiuta (quasi sempre) la voce, in una tensione verso l’infinito e un panteismo affascinanti nelle intenzioni ma decisamente difficili da comprendere ed afferrare. Un’opera in cui lo spaesamento diventa condizione imprescindibile per lasciarsi sedurre da un riflessione che richiama gli elementi naturali (fuoco, aria, terra e acqua) e l’idea di un tempo non più finito in cui l’invecchiamento e la rigenerazione, il pieno e il vuoto, l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande convivono e, anzi, si fondono. Il film uscirà il 22 settembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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