La Nuova Sardegna

Estate bestiale alle porte del Mare Nostrum

di Paolo Curreli
Estate bestiale alle porte del Mare Nostrum

Lo zoologo Marco Curini Galletti dell’università di Sassari spiega cosa sta succedendo alle acque sarde e del Mediterraneo

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SASSARI. Qualcosa sta accadendo nel nostro mare, una mutazione in atto ormai da diverso tempo. Specie che arrivano da lontano occupano le nicchie ecologiche lasciate libere dagli organismi che scompaiono, la pressione antropica è sempre più rilevante. Una rivoluzione ecologica poco percepita dalle folle di bagnanti che scelgono le nostre spiagge e spesso ci si occupa dei casi più eclatanti senza indagare le ragioni profonde di questo mutamento.

I meccanismi della mutazione.Il professor Marco Curini Galletti, docente di zoologia dell’università di Sassari ci può aiutare a capire i meccanismi che regolano la vita marina. «Il Mediterraneo è un mosaico di habitat naturali molto diversificati. Si può dividere in due grandi aree: occidentale (che è anche settentrionale, più freddo, più produttivo e meno salato) e orientale (che è anche meridionale, caldo, povero di nutrienti e più salato) – spiega Curini –. L’area da dove provengono le specie aliene più consistente è quella in prossimità del Mar Rosso: in particolare il Mar di Levante, dalle coste turche a quelle egiziane. Il recente ampliamento del Canale di Suez ha determinato uno sconvolgimento degli eco sistemi mediterranei, una mutazione agevolata largamente anche dal riscaldamento globale. Migrazioni di specie arrivano anche dalla zona sud occidentale, dal Senegal, Mauritania attraverso lo stretto di Gibilterra e il mare di Alboran: anche questi arrivi potranno aumentare a causa dei fenomeni di riscaldamento delle acque».

Isola salvata dal Maestrale. La nostra isola è al centro di questo mare chiuso e di questi fenomeni. «La Sardegna si colloca nel quadrante settentrionale, oltre un ipotetico confine segnato dalla linea delle isoterme con temperature superficiali intorno ai 14 gradi, che non permettono la sopravvivenza delle specie più termofile, meno resistenti alle basse temperature – sottolinea lo zoologo –. Il Maestrale spazza la superficie del mare agevolando la risalita delle acque profonde (naturalmente più fredde) dal Golfo del Leone, che vengono poi trasportate verso la Sardegna nord-occidentale. E se pensiamo che all’Argentiera si registrano le onde più alte del Mediterraneo possiamo capire quanto la Sardegna sia al centro di questi meccanismi e come questo confine delle acque fredde ha preservato, fino a ora, la nostra isola, che, al momento, risulta prevalentemente interessata dalla risalita verso nord di specie in precedenza confinate al Mediterraneo meridionale, come il (piuttosto grande ma totalmente innocuo per l’uomo!) barracuda Sphyraena viridensis e solo (comparativamente) molto marginalmente da specie aliene al Mediterraneo».

Cosa accade a sud. Oltre il confine termico dei 14 gradi la modificazione è più profonda. «Un paragone può essere fatto con il sud-est del Mediterraneo, dove il riscaldamento ha determinato una catastrofica modificazione dell’ambiente marino e di quello terrestre – ci spiega Curini Galletti –. In pratica queste acque sono diventate un biotopo impoverito del Mar Rosso, e dove anche una semplice nuotata in acque superficiali evidenzia come le specie mediterranee siano scomparse o fortemente rarefatte, e abbondino invece specie del Mar Rosso, come pesci palla del genere Torquigener, pesci scoiattolo (Sargocentron rubrum), gli strani Pempheridae, e soprattutto migliaia di Pesci Coniglio (genere Siganus), voraci brucatori di alghe, che hanno trasformato gli habitat rocciosi in deserti determinando un intervento dirompente non solo sugli invertebrati che vivono tra le alghe, ma anche tra pesci competitori mediterranei come la Salpa (Sarpa salpa) o il pesce pappagallo mediterraneo (Sparisoma cretense) di fatto ormai molto rarefatti o scomparsi».

Universo in pericolo. Il futuro del pianeta mare e dell’intero ecosistema terrestre è a un bivio. «Il mare è come un pianeta di cui conosciamo solo una piccolissima parte, un universo in pericolo – conclude Curini Galletti –. Il cambiamento avviene a una velocità tale che non permette alla natura di creare un equilibrio, né (soprattutto in ambiente terrestre, anche a causa del continuo aumento della popolazione umana) esistono più vasti ambienti naturali dove i processi evolutivi possano continuare a svolgersi indisturbati, e riscostituire la perduta biodiversità. Non possiamo andare verso un futuro dove a sopravvivere sono solo le specie commensali dell’uomo come le blatte. Ogni essere vivente, anche il più piccolo o quello che appare più insignificante, ha una storia evolutiva ricca di fascino e insostituibile, che non abbiamo nessun diritto di obliterare per ignoranza o cupidigia».

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