«Nuova linfa per la musica» Rava e i giovani compositori
Il trombettista ieri a Sassari per “Scrivere in jazz”con l’Ojs diretta da Silvestri In concorso una sezione dedicata alla rilettura dei suoi brani più celebri
SASSARI. Guest star della serata conclusiva di “Scrivere in Jazz” è stato il grande trombettista Enrico Rava ospite solista della big band sarda con il concerto “OJS Meets Rava” diretto da Paolo Silvestri. Un grande ritorno quello di Rava a Sassari il musicista – tra i jazzisti italiani più apprezzati a livello internazionale anche grazie ad una lunga attività oltreoceano – aveva già collaborato nel ’94 con l’OJS nel progetto originale di Bruno Tommaso “Seven steps about Carmen”. Con oltre novanta registrazioni al suo attivo, delle quali una trentina da solista, Rava ha collaborato nei cinquant’anni della sua carriera, con un numero incredibile di musicisti tra cui: Michel Petrucciani, Pat Metheny, Steve Lacy ha ricevuto il prestigioso “Jazzpar Prize” a Copenhagen e una Nomination come Best Jazz Act per il prestigioso Italian Jazz Awards l'Oscar Italiano del Jazz votato dal pubblico.
«Questo concerto con L'OJS – dice Rava– è stato una sorpresa anche per me. Non conoscevo i nuovi arrangiamenti realizzati da Paolo Silvestri abbiamo provato insieme solo quando sono arrivato qui a Sassari. I brani in scaletta sono i miei ma risultano molto diversi nella versione per big band. Una certezza invece è il talento di Silvestri con il quale collaboriamo da tempo e che conosce benissimo il mio stile, nel suo lavoro ha tenuto conto di questo».
Anche l'OJS circa vent’anni fa collaborò con lei, che ricordo ha di questa esperienza?
«A dire il vero io in generale non ho molta memoria, dimentico anche le cose fatte poco tempo fa. Ma certamente posso dire di aver amato molto il progetto di Bruno Tommaso che presentammo a Sassari con l’OJS. Della serata ricordo soprattutto il “dopo concerto”, cenammo in un famoso ristorante tipico sassarese nel centro storico dove un signore conosciuto nel locale mi “costrinse”a bere una quantità infinita di filu ferru. Forse per questo (aggiunge sorridendo)non ricordo altro di quel giorno».
Scrivere in jazz è un concorso mirato a far emergere nuovi compositori. Che valore hanno manifestazioni di questo tipo in Italia?
«Sono fondamentali, non solo perché portano linfa vitale al jazz offrendo in questo caso nuovi temi e nuove partiture ma perché creano occasioni di incontro tra artisti, compositori e musicisti. Mi è capitato spesso in occasioni come questa: concorsi, seminari, master class di sviluppare rapporti di collaborazione con giovani di talento. Anche dalla mia esperienza ai seminari estivi di Siena, dove insegno da tempo, vedo quanto sia importante creare occasioni di interscambio tra musicisti giovani e artisti già affermati».
Recentemente ha incontrato giovani talenti?
«Ne incontro ogni giorno. L’Italia brulica di talenti abbiamo centinaia di musicisti jazz giovanissimi dalle potenzialità incredibili, ragazzini di quindici anni che non hanno solo tecnica ma anche cultura jazz e suonano come se avessero 20 anni di esperienza alle spalle. Il problema non è trovare talenti oggi è capire che chance avranno. Ai miei tempi eravamo in quattro a decidere di fare del jazz una professione, di vivere suonando il jazz, ora abbiamo tanti talenti dal futuro incerto. Io personalmente ho molta curiosità nel confrontarmi con i giovani musicisti e accoglierò sempre sul palco i nuovi talenti del jazz».
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