La danza di Ania Losinger chiude “Isole che parlano”
PALAU. Si è conclusa ieri sull’isola di Spargi la ventesima edizione del festival Isole che parlano. A Cala Corsara, su una delle isole più suggestive dell'arcipelago protagonisti dell'incontro...
PALAU. Si è conclusa ieri sull’isola di Spargi la ventesima edizione del festival Isole che parlano. A Cala Corsara, su una delle isole più suggestive dell'arcipelago protagonisti dell'incontro conclusivo sono stati la danzatrice Ania Losinger e la sua Xala, sorta di marimba suonata con i piedi, con il pianista Matthias Eser. L’altro sera, invece, è stata celebrata, come di consueto, la processione laica dedicata a Mario Cervo e a Pietro Sassu. Un episodio del festival che, ormai da diversi anni, gode del patrocinio della commissione nazionale dell'Unesco. All'ombra della roccia dell'Orso si sono esibiti, nel tempo, cantori della tradizione musicale sarda ed europea. Quest'anno la processione ha ospitato i gruppi di tenores “Terra ’e Oro” di Orotelli e “Sa Niera” di Pattada.
Venerdì sono stati diversi gli appuntamenti del festival, a partire dalla mattina con un incontro alla tomba dei giganti di Li Mizzani, durante il quale la clarinettista di Mogoro Zoe Pia, protagonista del concerto di apertura del festival al pozzo sacro Sa Testa di Olbia, ha incontrato la sassofonista finlandese Linda Fredriksson. Ai piedi della stele la sassofonista ospite e la clarinettista di Sardegna si sono ritrovate in un riuscito e inedito colloquio. Altrettanto apprezzato il solo del cantore norvegese Torgeir Vassvik, che si è esibito nel suggestivo spazio di Cala Martinella. Il canto joik dei sámi, meglio conosciuti come lapponi, di cui Vassvik propone una rivisitazione in chiave contemporanea, si è felicemente sposato col contesto naturale della minuscola baia. La risacca ha accompagnato una interpretazione intensa, caratterizzata dagli ostinati ritmi della chitarra acustica e del tamburo, che hanno accompagnato la vocalità ancestrale in cui si incarna la pratica di una delle più antiche tradizioni musicali europee, caratterizzata da un marcato sapore sciamanico ed animista, in una riuscita fusione con suggestioni del canto di Tuva e delle etnie inuit.
Sempre venerdì è stato straordinario il concerto serale del duo Ooopopoiooo, formato dai polistrumentisti Valeria Sturba e Vincenzo Vasi, che si sono esibiti avanti al faro di punta Palau. «Siamo qui grazie al teletrasporto, lo utilizziamo, come in questo caso, per i viaggi più lunghi». Si è presentata così la piccola grande orchestra. I due musicisti, vestiti con abiti che richiamano i fumetti spaziali degli anni ottanta, con un insieme di strumenti giocattolo, con un violino, un basso elettrico e due theremin speculari, hanno proposto un connubio di musica elettronica ben amalgamata con fusioni ricercate di un repertorio classico: dallo “Stabat Mater” di Palestrina al “Bolero” di Ravel. Un concerto colto e divertente, che ha ben coniugato la forma canzone con sonorità riconducibili alla sperimentazione delle avanguardie storiche.
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