La Nuova Sardegna

La magnifica ossessione di Brignetti per il mare

di MASSIMO ONOFRI

MASSIMO ONOFRI. Riprendo in mano i libri di Raffaello Brignetti, da “Morte per acqua” (1952) a “La spiaggia d’oro” (1971). Nato nel 1921 sugli scogli del Giglio e vissuto a lungo sull’Elba,...

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MASSIMO ONOFRI. Riprendo in mano i libri di Raffaello Brignetti, da “Morte per acqua” (1952) a “La spiaggia d’oro” (1971).

Nato nel 1921 sugli scogli del Giglio e vissuto a lungo sull’Elba, Brignetti ha saputo restituirci nelle sue pagine l’immane e imperturbabile nulla di cui è fatto il mare. Più nei racconti che nei romanzi: dove sconta, talvolta, un eccesso d’allegorismo.

Sono i racconti più belli, in effetti - quelli inclusi nel “Gabbiano azzurro” -, a catturare, di quel mare, il respiro in tutte le sue modulazioni, sino al culmine d’un fragoroso silenzio. Ecco: il miglior mare di Brignetti è quello chiuso nel cerchio del suo mistero, non caricato d’altro che dei suoi silenzi. Ci sono attacchi, in queste prose, di stupefatta poesia, come questo che suggella una notte di tempesta: «Ma si vide al mattino che il mare è grande e vago».

Una poesia della reticenza, però: come in “Sempre”, dove si narra d'un amore che sembra nascere, e forse morire, nel volgere di una nuotata dal veliero alla riva. Quel che resta è la fragranza d’un sentimento appena sfiorato: ma anche il sospetto d’una felicità utopica.

Il mare di Raffaello Brignetti ripullula di quell’utopia: mentre ci attendiamo, a ogni pagina, di veder finalmente comparire un’isola fresca e scintillante, ove il tempo d’una smemorata gioventù dura in eterno.

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