La Nuova Sardegna

Quando il noir indaga le profondità del Male

di Angiola Bellu
Quando il noir indaga le profondità del Male

In libreria “La ragazza di Brooklin” di Guillaume Musso

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di Angiola Bellu

La verità a tutti i costi, la verità tutta. È quanto Raphael, romanziere di successo e ragazzo padre del piccolo Théo, chiede ad Anna, ansioso di mettere a fuoco il passato della ragazza un po’ misteriosa che ama da sei mesi e che sarà sua moglie tra tre settimane. Inizia con una richiesta tra fidanzati l’ultima crime story di Guillaume Musso, «La ragazza di Brooklyn» (La Nave di Teseo, 435 pagine, 19,50 euro). E lo scrittore francese più letto al mondo ci incolla subito ai personaggi e al plot. «Ti sei mai domandato se saresti in grado di sopportarla, la verità?», chiede Anna, che forse un po’ cede, ma non abbastanza, prima di decidere di sparire dalla splendida villa in Costa Azzurra dove si accingono a trascorrere un week end. Parte così serrata la ricerca dello scrittore, affiancato da Marc Cardec, poliziotto in pensione, vicino di casa e all'occorrenza baby sitter del piccolo Théo. Ma il mistero della scomparsa di Anna ha radici lunghissime, nello spazio e nel tempo. Musso gioca sapientemente con geniali colpi di scena che illuminano scenari e temi dei nostri tempi, riuscendo a divertire e far riflettere. Lo abbiamo incontrato al Festivaletteratura di Mantova 2016.

Raphael si sente prima di tutto un genitore e cresce felice un bambino da solo, serenamente e con entusiasmo senza alcun risentimento verso Natalie giovane scienziata volata negli States per un'importante ricerca. Come è nato il suo personaggio?

« La prima fonte di ispirazione è stato un amico. Ho creato il personaggio servendomi della realtà della sua storia con la sua compagna che è andata via lasciandolo con il loro figlio. L’altro aspetto è autobiografico; anche io sono padre. Il mio bambino aveva due anni quando stavo scrivendo e ho voluto mettere in scena il rapporto con mio figlio nel romanzo. Il fatto che lui sia così presente nella mia vita».

Perché lo ha ambientato nel settembre del 2016?

«Tutto nasce dal fatto che volevo mostrare come un fatto banale possa avere enormi conseguenze. Volevo mostrare l’effetto farfalla: un piccolo evento può provocare dei risultati devastanti. Ecco perché alla fine di tutto c’è l’irruzione della vita politica americana».

Il romanzo ruota intorno a un duo: uno scrittore e un poliziotto in pensione di cui non si capisce bene il passato. Perché ha scelto di unire queste due esperienze, due percezioni?

«Volevo che ci fossero due modi di condurre l’indagine: quello “poliziesco” del poliziotto di mestiere e quello possibile di un romanziere che cerca di risolvere l’indagine considerando le persone implicate come se fossero personaggi di un romanzo. Lui indaga come se fosse nella sua dimensione di finzione».

Parliamo di Anna, personaggio complesso, grande assente e sempre presente.

«Ha un grande segreto e soprattutto una reazione molto violenta alla richiesta del suo fidanzato. Anna è il filo del romanzo. Non la si vede mai. La conosciamo solo dalle testimonianza di quelli che l'hanno conosciuta e che hanno vari sguardi. Non sappiamo se sia un personaggio positivo o negativo: questa è la sfida che mi sono posto scrivendo. Mantenere comunque una sorta di mistero».

Innocenza o colpevolezza? Il suo libro mette in evidenza anche l’esistenza di una linea sottile tra menzogna e verità.

«Non esiste una sola verità; esiste una somma di verità, una zona grigia di sfumature che ho voluto mantenere. Non ci sono personaggi troppo buoni né troppo cattivi, ogni individuo fa delle cose perché la vita lo conduce a comportarsi in un certo modo».

Il segreto è parte integrante della personalità di ognuno?

«Credo proprio di sì. L’amore per esempio si fonda anche sul mistero. Se uccidiamo il mistero uccidiamo tutto. Mi è sempre sembrato invasivo il voler sapere tutto della vita precedente del proprio partner, il volersi appropriare completamente della storia di una persona. Mi è sempre sembrata una violenza. Considero che ogni individuo abbia diritto alla propria sfera di intimità. Svelare tutto non è comunque positivo. La massima trasparenza è vana e potrebbe compromettere i rapporti. Naturalmente questo non vale nella sfera pubblica, dove la trasparenza massima sarebbe auspicabile».

C’è un crimine orribile che sottende tutta la storia, un caso non del tutto risolto, un cold case, avvenuto dieci anni prima e riguarda il massacro di tre ragazzine adolescenti. Perché ha scelto di raccontare un delitto simile?

«È dovuto al fatto che nella cronaca degli ultimi anni abbiamo avuto tantissimi casi di persone rapite. Io mi nutro di cronaca. Ho voluto portare questo tipo di delitto nella scrittura».

Ritiene che il romanzo di genere, il giallo, sia un modo di descrivere la contemporaneità?

«Assolutamente. A me piace questa forma di scrittura perché mi permette di creare una situazione in cui il lettore ha il pacere di sfogliare le pagine per sapere cosa succede, dandomi il modo di affrontare tempi più complessi quali la percezione della donna nelle società in cui viviamo, o i nuovi equilibri della vita nella coppia . È questa doppia dimensione che mi affascina: poter usare la creatività e poter affrontare temi difficili».

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