I gesti e le voci dei pastori “Oralità” di Monica Serra
ROMA. Monica Serra, singolare figura di performer e danzatrice è l'unica artista della Sardegna a presentare un proprio spettacolo all'interno del cartellone di “Teatri di vetro” capofila del...
ROMA. Monica Serra, singolare figura di performer e danzatrice è l'unica artista della Sardegna a presentare un proprio spettacolo all'interno del cartellone di “Teatri di vetro” capofila del festival di autunno nella Capitale. La rassegna diretta da Roberta Nicolai, riconosciuta e sostenuta dal Mibact, si è aperta nei giorni scorsi e si tiene sino alla fine di ottobre in luoghi diversi e simbolici della città, dal Teatro Vascello al museo Macro, dalle Carrozzerie alla Centrale Preneste. Luogo di confronto multidisciplinare delle arti performative contemporanee da dieci anni è una delle più prestigiose vetrine nazionali per le compagnie e gli artisti della scena contemporanea raccogliendo il meglio della nuova produzione.
Accanto a giovani esordienti presentano questo anno i nuovi lavori compagnie titolate come quelle di Enzo Cosimi, Abbondanza e Bertoni, Fanny&Alexander e artisti come Nicola Galli, Simona Bertozzi, Paola Bianchi, Ivan Fantini e altri. Domenica prossima, nello spazio di Carrrozzerie sarà quindi il turno di Monica Serra che presenterà “Oralità pastorale (n.2)”. Lo spettacolo è coprodotto da Microfratture Teatro e la Cernita teatro, con la consulenza musicale di Simon Balestrazzi, noto sperimentatore e musicista contemporaneo, ed è il secondo passo di un progetto che raccoglie materiali sonori di studio sul linguaggio dei pastori e delle greggi. “Oralità” è una ricerca in ambito teatrale all’interno di “una comunicazione più arcaica, primaria e meno strutturata, fatta di fonemi, sonorità, ritmi, alla quale corrispondeva un determinato comando che l’uomo-pastore dava al gregge”. Il materiale audio raccolto, manipolato e restituito in partitura sonora, crea la struttura di base, l’ossatura della performance di Monica Serra che ha articolato il suo lavoro di ricerca in diversi segmenti.
Nel rapporto d’interazione il corpo dell’attrice e danzatrice in scena “dialoga col sonoro attraverso la voce e sequenze di movimento, che come segni ricompongono la grammatica gestuale del pastore, tracce impresse nella memoria, riconducibili all’origine di quel gesto”. (w.p.).
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