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Moni Ovadia: «Contro la retorica del potere»

Moni Ovadia: «Contro la retorica del potere»

Il pamphlet dell’attore in polemica con la demagogia e le menzogne dei vecchi e dei nuovi tempi

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CASTELSARDO. Attizzare la paura, utilizzare la retorica più bieca per far vincere la menzogna. Estrarre dal cilindro un dittatoriello, un fantoccio dei potenti dell’economia, un personaggio come Hitler «un uomo tutto sommato modesto che poteva essere fermato non una ma decine di volte se solo lo si fosse voluto». Questo il senso dell’ultimo lavoro di Moni Ovadia “Il coniglio Hitler e il cilindro del demagogo” ( edizioni la Nave di Teseo, 15 euro, 153 pagine). Ovadia è un artista immerso nella sua cultura di origine, antica e transfrontaliera (nato in Bulgaria, cresciuto a Milano in una famiglia di ascendenza ebraica sefardita ma a contatto con la tradizione yiddish) è un cittadino-intellettuale-artista con gli occhi ben aperti sulla realtà contemporanea, pioniere della world music, musicista che ha attraversato i generi, uomo di teatro e di cinema e autore di numerosi libri. «Ho voluto scrivere un pamplhet, non certamente un saggio – spiega Moni Ovadia – per polemizzare con la retorica della nostra epoca».

Il meccanismo di cui parla sembra ancora attuale?

«Certo, è anche in maniera formidabile, un caso di attualità è quello del prossimo referendum. Andiamo al voto sommersi da un’onda di retorica davvero insopportabile, più che le ragioni del sì o del no in quanto tali, prevale un’enfasi priva di contenuti. La retorica del “cambiamento”, come se cambiare fosse sempre la scelta giusta. Ci sono tante cose buone e belle così come sono e non hanno bisogno di nessun “cambiamento”».

I drammi che si riverberano in maniera globale?

«L’immagine della paura usata in maniera strumentale è quella di Colin Powell che agita la boccetta che avrebbe dovuto contenere la prova delle armi chimiche di distruzione di massa in mano a un altro Hitler che usciva dal cilindro (Saddam Hussein) un numero di prestigio abusato. Come la retorica della minaccia del terrore dei governanti israeliani per attuare la barbarie dell’occupazione dei territori, e una vera e propria apartheid nei confronti dei palestinesi. Le prove di Powell si sono rilevate false, ma da lì in poi si è innescato un processo che ha portato alla situazione odierna e a milioni di morti. Tony Blair è stato condannato per la quella guerra ingiustificata, ma non è mai stato indagato dal tribunale dell’Aja. Processo che, invece, ha subito Milosevic, per poi scoprire che era innocente dopo la sua morte in carcere».

Gli strumenti della retorica per instillare la paura?

«L’informazione mainstream ha la responsabilità di aver calato una cortina mentale, di aver eliminato la distanza di elaborazione fondamentale per capire la realtà. Il web è il ricettacolo di ogni idiozia, proporrei a qualche industriale la produzione di pannolini per l’incontinenza mentale, ogni cretino si sente in diritto di scaricare qualsiasi idiozia che gli passa per la mente. Quasi tutti i politici si servono di queste forme di retorica miserabile. Obama e la pace in Medio Oriente, il muro col Messico di Trump. Il nazionalismo, che è il vero coltello nella schiena dei popoli, di Putin. E la gente ci casca sempre».

Esiste un vaccino contro la retorica?

«Certo, posso citare personalità come Marco Revelli, politologo e storico, uomini di spettacolo come Crozza, giornalisti come Marco Travaglio. Menti lucide che hanno la capacità di smascherare le trappole della retorica e tirarsi fuori dal conformismo dilagante». (p.c.)

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